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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Zapatero annuncia il suo ritiro «Non mi ricandido a premier»
Zapatero annuncia il suo ritiro «Non mi ricandido a premier»
L’annuncio ieri al consiglio federale del partito socialista, parte la corsa alla successione L’opposizione chiede subito il voto anticipato: sono stati già persi troppi posti di lavoro
Domenica 03 Aprile 2011
di La Tribuna di Treviso
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Madrid - Dopo due legislature da premier e 11 anni alla guida del Partito socialista spagnolo, Josè Luis Zapatero, 50 anni, ieri ha annunciato al congresso del suo partito che non si ricandiderà alle elezioni del 2012. Per il leader del Psoe si chiude quindi un’era, dopo aver guidato ininterrottamente il governo iberico dall’aprile 2004.

«È una decisione definitiva, non sarò candidato alle prossime elezioni generali», ha detto Zapatero davanti al Consiglio federale del Psoe. Il premier socialista spagnolo ha precisato che rimarrà alla guida del governo fino alle politiche del marzo 2012: «Eserciterò le funzioni di presidente del governo fino all’ultimo giorno della legislatura», ha affermato. E ha auspicato che ora «vengano avviate le procedure fissate dagli statuti del partito per nominare il candidato» socialista alla guida del governo per le prossime elezioni.

Il premier ha proposto che il prossimo consiglio federale, dopo le elezioni amministrative e regionali del 22 maggio, fissi il calendario delle primarie per l’elezione del suo successore. Secondo la stampa spagnola due candidati sono già pronti per la corsa alla successione di Zapatero: il vicepremier Alfredo Rubalcaba, 59 anni, popolare per aver sostanzialmente sconfitto l’Eta, e il ministro della difesa, la quarantenne Carme Chacon, ma altri dirigenti socialisti potrebbero correre alle primarie.

Il Partito Popolare ha subito chiesto le elezioni anticipate: «Gli spagnoli devono decidere ora - ha detto il numero due del partito Maria Dolores de Cospedal -. Abbiamo già perso molto tempo». Secondo l’esponente dei conservatori è soprattutto la situazione economica del Paese che va affrontata subito: «Il tempo fugge - ha detto la Cospedal - e con lui molti posti di lavoro».

Zapatero ha legato la propria immagine alla “Cool Hispania”, libera e tollerante, fondata su movida e diritti civili: la legge sulla violenza sulle donne, approvata nel 2004 da tutto il Parlamento, il divorzio breve del 2005, la liberalizzazione della fecondazione assistita, fino all’introduzione dei matrimoni gay e al riconoscimento di tutti i diritti civili agli omosessuali, compreso quello dell’adozione di figli. Ma anche la legalizzazione della cannabis e l’eliminazione dell’obbligo, nella cattolicissima Spagna, dell’insegnamento religioso a scuola. Il declino di Zapatero coincide con la crisi economica del 2008: la Spagna tocca oggi i massimi storici della disoccupazione, attestata al 20%, record europeo, e il Psoe è dato perdente alle amministrative di fine maggio.

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