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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Omofobia in Africa: 2010 anno nero
Omofobia in Africa: 2010 anno nero
Essere omosessuali in Africa ha sempre comportato dei rischi, ma il 2010 si è dimostrato ancora più difficile e pericoloso
Mercoledì 22 Dicembre 2010
di The New York Times
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E' tutt'ora difficile amettere e riconoscere la propria omosessualità nei paesi avanzati o in via di sviluppo, figuriamoci come due uomini o due donne riescano a farlo nei paesi africani. Essere omosessuali in Africa ha sempre comportato dei rischi, ma il 2010 si è dimostrato ancora più difficile e pericoloso per loro. I leader africani hanno spesso definito, criticandola, l'omosessualità come : "comportamento non-africano". Ma sfortunatamente per loro l'omosessualità che è continuamente target delle loro leggi (nella maggior parte dei 53 stati), è alquanto diffusa sul territorio. Spesso l'omofobia africana è dovuta sia all'importazione del fondamentalismo cristiano americano, sia agli usi e costumi degli africani.Uganda è il fulcro delle persecuzioni degli omosessuali. A Kampala, Rolling Stone, una rivista di alcuni laureati di una università in cui ci sono state a lungo predicazioni da parte del fondamentalismo americano ha pubblicato ben due volte (nonostante le lunghe e dolorose persecuzioni dovute alla prima copertina) la lista dei top 100 gay, men and woman. Di fianco all'immagine anche l'indirizzo. La corte suprema dell'Uganda per fortuna ha fermato quest'obrobrietà. Sempre rimanendo in Uganda, questo paese è da tanta tempo terreno fertile per missionari e da un decennio meta di evangelisti americani. L'anno scorso tre evangelisti americani hanno visitato Kampala per una conferenza sugli omosessuali e le loro minacce alla tradizione africana e cristiana. Poco dopo purtroppo è stata proposta una legge in Uganda anti-gay. Il parlamento Ugandese ha ammesso il condizionamento degli evangelisti nei loro confronti. Queste pene prevedevano in alcuni casi, (di recente), addirittura la pena di morte.

Barack Obama però ha dichiarato la legge offensiva nei loro confronti, una legge inaccettabile, la posizione del presidente americano ha difeso gli omosessuali ugandesi a tal punto da non portare neanche alle votazioni la legge proposta.Tuttavia vi è tutt'oggi uno strettisimo rapporto tra il diritto cristiano americano e la violenza fisica e psicologica nei confronti dei gay in Uganda.Tuttavia non si possono dare le colpe solo ed unicamente alla chiesa americana poichè la discriminazione contro l'omosessuale è diffusa in tutti i paesi del continente. Il Sud Africa, sicuramente uno tra i paesi più sviluppati dell'Africa, detiene il primato d'avere una tra le più liberali costituzioni al mondo( prevede persino il matrimonio tra coppie omosessuali), è costantemente alle prese con il "corrective-rape",ovvero lo stupro delle donne lesbiche per curarle dal loro orientamento sessuale. Spesso dopo il corrective rape segue l'omicidio e spesso il corrective rape è collettivo, gang-rape. In Malawi invece, una coppia gay è stata condannata a 14 anni di carcere per aver partecipato a delle nozze. Molti concittadini pensavano fosse giusto, pensavano che avrebbero rendere la loro relazione pubblica ma gli sforzi della comunità internazionale hanno permesso il rilascio dei due omosessuali. L'elezione di Barack Obama ha tuttavia, insieme alla comunità internazionale, migliorato le leggi in Uganda e ha portato aria di speranza in molti paesi africani. Chissà se mai un giorno gli africani, con un pò di aiuto, potranno identificarsi con la costituzione sudafricana che protegge il diverso, il debole e l'indifeso.

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