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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Silurato il sindaco (omofobo) di Mosca che aveva criticato Medvedev
Silurato il sindaco (omofobo) di Mosca che aveva criticato Medvedev
Giochi di potere L'influente primo cittadino era diventato una pericolosa mina vagante in vista delle elezioni politiche dell'anno prossimo e delle presidenziali del 2012
Mercoledì 29 Settembre 2010
di Corriere della Sera
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MOSCA - Forte del potere e dei soldi messi assieme in 18 anni di controllo assoluto della capitale, il sindaco Yurij Luzhkov pensava di poter ingaggiare un braccio di ferro con il presidente Dmitrij Medvedev. E magari di riuscire a guastare i rapporti all'interno del tandem che guida la Russia. Ma il primo ministro Vladimir Putin, l'uomo che secondo molti è il vero numero uno del Paese, non è stato al gioco e si è schierato al fianco del suo pupillo Medvedev. Così dopo quella che è sembrata un'attesa fin troppo lunga, ieri il sindaco di Mosca è stato brutalmente licenziato dal presidente, con un comunicato nel quale dice di non avere più fiducia nel suo subordinato. Si, perché da sei anni il sindaco della capitale, come i governatori delle regioni e i presidenti delle repubbliche autonome, non è più eletto dai cittadini ma scelto dall'alto.

E Luzhkov era diventato una pericolosissima mina vagante in vista delle elezioni politiche dell'anno prossimo e delle presidenziali del 2012. Aveva criticato apertamente il presidente, chiedendo il ritorno al Cremlino di un «uomo forte». Dopo la reazione di Medvedev, aveva rifiutato di fare marcia indietro; se l'avesse avuta vinta avrebbe potuto innescare una reazione a catena nelle repubbliche, nelle regioni più lontane da Mosca, all'interno dei gruppi di pressione e di affari che solo la «verticale del potere» teorizzata da Putin (comanda chi sta in alto e basta) tiene a freno.

Se ne va in malo modo il vecchio apparatchik che prese in mano Mosca nel 1992. Negli anni ha fatto parecchi giochi, schierandosi contro l'allora presidente Boris Eltsin e il delfino designato Putin quando sembrava che i comunisti potessero riprendere il potere. Per poi dichiararsi allineato e coperto non appena Putin si è dimostrato vincente. Ha fatto anche parecchi quattrini in questo periodo. Anzi, per essere precisi, i soldi li ha fatti la moglie Yelena Baturina, una ex segretaria diventata la zarina delle costruzioni. Tutti gli affari più importanti decisi dal Comune sono finiti alle imprese della Baturina anche se, naturalmente, il sindaco giura di non aver mai fatto favoritismi. Oggi la donna ha un patrimonio di tre miliardi di dollari.

Luzhkov è un politico vecchio stile ma è anche un «nuovo russo» come li chiamano qui. Abbatte monumenti storici e fa costruire mega-centri commerciali; ama il suo chalet in Austria (non è tornato nemmeno quando Mosca era soffocata dagli incendi) e ritiene che i gay, ai quali non ha mai consentito di manifestare, siano figli di Satana.

Adesso si è dimesso anche dal partito putiniano Russia Unita. Se scegliesse di mettersi a fare politica contro il Cremlino, il gioco potrebbe diventare assai rischioso. Assieme alla moglie ha tanto da perdere, come insegna il precedente di Mikhail Khodorkovskij, il petroliere che ruppe con Putin e che da sette anni è in galera.

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