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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Argentina: la gioia di Ricky Martin per l'approvazione del matrimonio gay naviga su Twitter
Argentina: la gioia di Ricky Martin per l'approvazione del matrimonio gay naviga su Twitter
«Siete una grande nazione - ha scritto il portoricano gay confesso - siete stati capaci di scrivere la storia!»
Venerdì 16 Luglio 2010
di La Stampa
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La ripercussione è tale che anche il cantante Ricky Martin, via Twitter, ha festeggiato subito l’approvazione in Argentina del matrimonio fra persone dello stesso sesso. «Siete una grande nazione - ha scritto il portoricano gay confesso - siete stati capaci di scrivere la storia!». Non è poca cosa, già che si tratta del primo e unico Paese in America Latina, uno dei pochi al mondo, a garantire uguaglianza di diritti alla comunità omosessuale, in delirio ieri all’esterno dell'imponente palazzo del Parlamento a Buenos Aires.

La legge è passata con appena sei voti di differenza al termine di una vera e propria maratona di quindici ore destinata ad entrare negli annali della televisione argentina. I senatori hanno scelto secondo coscienza, svincolati dalle discipline di partito e nelle loro dichiarazioni hanno tirato in ballo la morale, la religione, la difesa dei diritti umani ma anche ricordi famigliari ed esperienze personali. Un «outing» pubblico davanti ad una società divisa soprattutto nelle province rurali, mentre la cosmopolita capitale è oggi una mecca del turismo gay ancor più della storica San Francisco. Molto è dipeso dalla discesa in campo dal governo della presidente Cristina Kirchner, assente perché in visita di Stato in Cina, ma che ha appoggiato fortemente la legge in quasi tutto il suo iter. «Un passo positivo per le minoranze - è stato il suo commento - la dimostrazione che non è servita la radicalizzazione degli ultimi giorni, quando qualcuno ha parlato addirittura di guerra di Dio».

Stoccata diretta all’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, che ha organizzato una mobilitazione di cinquantamila persone alla vigilia della fatidica votazione. Non è servita a nulla nemmeno la «Santa alleanza» fra la Chiesa Cattolica e i numerosi culti evangelici, in forte crescita soprattutto nelle periferie emarginate. Crocefissi, rosari, intere scolaresche precettate e mandate a manifestare in difesa dalla famiglia da una parte. Bandiere arcobaleno della marcia dell’orgoglio gay, studenti universitari, numerose sigle politiche dall’altra. I deputati dell’opposizione più vicini alla Chiesa hanno tentato di strappare una soluzione di compromesso, l’estensione cioè a tutto il Paese dell’unione civile già vigente a Buenos Aires, ma la mozione non è stata accettata e si è andati direttamente al nocciolo della questione. Alle cinque di mattina, quando la temperatura nel freddo inverno australe sfiorava i zero gradi, è arrivato il risultato ed il boato finale della piazza. «Si legalizza una realtà che esiste già nella nostra società - spiegano alla Cha, la comunità omosessuale argentina - dato che ci sono moltissime coppie di fatto che vivono senza la protezione della legge. Un clima da apartheid che ora, per fortuna, scompare».

Dalla prossima settimana, non appena la Kirchner promulgherà la legge, centinaia di coppie dello stesso sesso potranno iscriversi nelle liste del proprio comune e convolare a nozze. Già si pensa alle prossime battaglie, sull’adozione dei figli e sulla legalizzazione dell’aborto. La prima è tecnicamente possibile anche se ci vorrà una legge ad hoc; sulla seconda, invece, le resistenze, non solo della Chiesa, sono molto forti e non esiste una maggioranza chiaramente a favore o in contro. Difficile che i Kirchner, a un anno dalle elezioni, abbraccino anche questa causa.

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