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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Omosessualita' e Islam. Il gay pride a Istanbul
Omosessualita' e Islam. Il gay pride a Istanbul
La manifestazione per i diritti degli omosessuali di domenica scorsa è stata un successo di colori e pubblico. Ma rimangono tanti i problemi in un Paese in cui essere gay è sinonimo di malattia
Giovedì 01 Luglio 2010
di La redazione di Gaynews
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Fra i tavoli della minuscola libreria “Amargi”, due ragazzi si esercitano a conversare in spagnolo mentre una volontaria prepara il thè. «Mi dispiace che la libreria sia quasi vuota in questi giorni», racconta sorridendo Essan, che è di turno alla cassa, «ma siamo molto occupate dagli incontri per la settimana del Gay Pride di Istanbul». “Amargi”, come dicono le fondatrici, “è un viaggio”; ma è soprattutto una libreria, l’unica femminista del Paese. A due passi da Taksim, a Istanbul, subito accanto ai colleghi di Lambda (l’associazione gay e lesbiche turca), una piccola porta di legno apre in una stanza stipata di scaffali, libri, volantini in turco e armeno, foto, messaggi attaccati al muro, fotografie, tazze di thè.

«Siamo un collettivo di almeno quindici volontarie, prive di qualsiasi gerarchia. Amargi è nata nel 2001, dopo una serie di riunioni prima a Diyarbaikir, poi a Batman e infine a Istanbul. All’inizio si trattava di un gruppo di donne, curde e turche, che volevano semplicemente conoscersi. Oggi il nostro principio, come femministe, è di mettere in discussione ogni relazione di potere: la famiglia patriarcale ma anche il militarismo e la guerra che lo Stato ci impone, l’oppressione, la discriminazione contro omosessualità e contro tutto ciò che non rientra negli schemi eterosessuali». Così, in un paese sopravvissuto a sei colpi di Stato militari, dove il laicismo è imposto dall’esercito e il velo proibito sul lavoro e all’università, finisce che coprirsi il capo divenga un atto di rivolta contro il potere costituito, difeso dalle femministe: «Rivendichiamo la libertà per ogni donna di decidere come vestirsi. E ognuna di noi deve avere pari opportunità. È vero, non ci sono donne velate nel nostro collettivo perché in genere le femministe religiose hanno le loro, di associazioni».

Ma i problemi non mancano neanche con il Governo islamista dell’Akp, che sulla questione “velo” si è opposto ai diktat dell’esercito. Ma che poi, arroccato sulle proprie posizioni religiose, di problemi ne crea altri: come le affermazioni del ministero della famiglia che l’omosessualità è “una malattia congenita da eradicare”. «Ieri un nostro amico è stato arrestato in strada per il suo atteggiamento “gay”, portato in caserma e picchiato senza un motivo, e la cosa è ritenuta normale» spiega Essan. «Le cose stanno cambiando: tre anni fa il Gaypride era deserto. Oggi, invece...». È vero, il Gaypride di Istanbul, domenica scorsa, è stato un successo di partecipazione dove accanto ai transessuali di Tarlabashi sfilavano i barbuti, eterosessuali ragazzi del movimento anti-militarista, per ricordare che la guerra è una forma di oppressione di genere. Ma lontano dai colori e il glamour della parata, a Istanbul erano poche le donne che manifestavano per lo stupro “politico” di una delle volontarie del movimento delle donne curde Dokh, seviziata dalla polizia un mese fa. A denunciarlo lunedì in piazza, erano soltanto 50. E le contraddizioni turche finiscono col riflettersi anche nei movimenti femminili. Fonte: Terra)

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