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| Matrimoni omosessuali in California. L'ultima parola a un giudice gay |
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| A San Francisco si stanno scontrando due Americhe diverse |
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| Mercoledì 24 Febbraio 2010 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Mondo |
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da: L'Europa
Quello che si è aperto l'11 gennaio scorso presso la corte distrettuale di San Francisco, presieduta dal giudice Vaughn Walker, è un processo destinato a influenzare profondamente la società americana, a creare un importante precedente legale sul tema dei matrimoni tra coppie omosessuali, e forse ad avere qualche ripercussione anche oltre Oceano. Si tratta della causa Perry contro Schwarzenegger, dove il governatore dello stato della California figura solo in virtù del suo ruolo amministrativo.
È il tentativo della comunità omosessuale californiana, e di una buona fetta di società civile, di dimostrare che le coppie gay hanno il diritto di contrarre matrimonio e che il bando, sancito a novembre del 2008 dal referendum sulla "Proposition 8", è di fatto incostituzionale.
La posta in gioco è altissima per entrambe le parti in causa. Se alla fine del procedimento, che con ogni probabilità andrà alla Corte suprema degli Stati Uniti, il bando ai matrimoni tra omosessuali dovesse essere confermato, ogni nuova iniziativa legale della comunità gay americana sarebbe di fatto bloccata per molti anni.
Ma non è solo una questione giurisprudenziale.
A San Francisco si stanno scontrando due Americhe diverse, ciascuna con i suoi campioni a rappresentarla. L'11 gennaio una parte dell'aula di Walker era occupata dagli avvocati Ted Olson e David Boies, avversari nella causa Bush versus Gore sull'esito delle elezioni vinte per un pelo da George W. Nel 2000, e ora uniti per dimostrare l'incostituzionalità della "Proposition 8". Dall'altra parte dell'aula c'era il procuratore repubblicano Charles Cooper e una squadra di colleghi che rappresentano l'America bigotta, quella convinta che in gioco ci sia la sua libertà di culto. Quella convinta che Boies e Olson vogliano privare milioni di fedeli della loro religione e invalidarne i principi cardine che bollano l'omosessualità come un reato e riconoscono solo le unioni fra uomini e donne. Fuori dall'aula c'era la comunità gay di San Francisco, quella uscita allo scoperto ed entrata nell'amministrazione cittadina grazie alle battaglie di Harvey Milk, quella da anni impegnata nel riconoscimento dei diritti civili degli omosessuali, quella del "Pride" in cui sfilano ogni anno grotteschi carri allegorici accanto a poliziotti e militari gay e famiglie omosessuali con i loro figli.
E con loro c'è la società progressista americana, quella convinta che le coppie gay che si uniscono legalmente in matrimonio non privino nessuno dei suoi diritti fondamentali.
Quella convinta che legalizzare il matrimonio tra coppie dello stesso sesso significhi acquisire una situazione che di fatto già esiste e che non si può ignorare.
Le coppie omosessuali sono numerose in California e nel resto d'America, vivono insieme, concepiscono figli con madri surrogate in modo costoso ma del tutto legale negli Stati Uniti, sono destinatarie esplicite di pubblicità ed economia.
Il primo giorno di udienza Boies e Olson (noto anche per aver perduto la moglie Barbara l'11 settembre 2001 nello schianto del volo 77 dell'American Airlines) hanno dichiarato i loro tre obiettivi: dimostrare che il matrimonio è un diritto fondamentale, che privare omosessuali e lesbiche di questo diritto danneggia loro e i loro figli, e che non ci sono ragioni né benefici sociali nel non permettere ai gay di sposarsi. I loro avversari non hanno portato molti argomenti nuovi alla loro causa, ricordando ancora una volta che il matrimonio sarebbe innanzitutto un modo per procreare. Per ora la loro battaglia, finanziata in passato da enormi quantità di denaro di singoli cittadini, associazioni antigay e gruppi religiosi, è sembrata debole e inconsistente.
Chad Griffin, direttore dell'American Foundation of Equal Rights sul cui sito è possibile seguire il processo, ha dichiarato che «in un'aula di tribunale è difficile agire come nelle campagne per strada. Non si può dire ciò che si vuole senza contraddittorio, si è sotto giuramento e bisogna dire la verità» e dimostrare che la tua verità non lede i diritti di altri cittadini.
Ad ascoltare le parti, in questa fase del dibattimento, c'è il giudice Vaughn Walker, 65 anni, apertamente omosessuale.
Negli ultimi giorni i quotidiani si sono chiesti in che modo l'orientamento sessuale di Walker potrà influenzare il suo giudizio. L'assegnazione dell'udienza è stata del tutto casuale e Walker non ha mai nascosto in nessun modo la sua identità sessuale. Il giudice è stato nominato da Bush senior nel 1989 e ha reputazione di essere ostile ai gay. È noto per aver rappresentato, da semplice procuratore, il Comitato olimpico che diffidava le Olimpiadi gay di San Francisco dall'utilizzare quel nome. La causa fu vinta da Walker. Tuttavia è possibile che gruppi che collegano l'omosessualità alla pedofilia si appiglino anche a questo elemento per invalidare il processo. La causa andrà comunque quasi sicuramente ai successivi gradi di giudizio e ci sarà occasione, per altri giudici, di occuparsi della vicenda.
Liliana Cardile
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