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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Spot contro l’omofobia, il campione si dà alla macchia
Spot contro l’omofobia, il campione si dà alla macchia
Nessun giocatore inglese disposto a comparire nella campagna contro i pregiudizi nei confronti dei gay
Lunedì 15 Febbraio 2010
di Corriere.it
in Mondo

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LONDRA — Chiedete a un campione di calcio inglese qualsiasi cosa: di dare l’anima in campo, di sputare sangue per la propria squadra, di fare le ore piccole al night, di allungare le mani sulla fidanzata del compagno o, più nobilmente, di proclamare l’uguaglianza dei popoli. Sempre pronti. Ma evitate di parlare al fuoriclasse del football britannico di omofobia, non provate a coinvolgerlo in qualche campagna pubblica contro la discriminazione dei gay. Perché allora lo vedrete scappare inorridito, lo osserverete nascondersi dietro al suo furbissimo procuratore. Belli e aitanti, ricchi e famosi, questi ragazzi hanno un tabù che proprio non riescono a superare: l’omosessualità. E se si tocca la nota, che loro considerano dolente e poco gloriosa dell’amore e dell’attrazione fra uomo e uomo, provano vergogna. Temono che la «rispettabilità atletica» si azzeri, che gli stadi insorgano, che gli sponsor li abbandonino. Hanno paura di perdere la faccia.



IL CONFRONTO CON IL RUGBY - Quale faccia? L’Associazione dei calciatori professionisti aveva avuto un’idea sacrosanta: chiamare i numeri uno della Premier League a una campagna televisiva contro il pregiudizio nei confronti dei gay. In altre parole: venite in video, parlate e comunicate un messaggio chiaro. Il risultato, dopo tanti contatti, è stato desolante. Non uno che abbia risposto «sì, sono d’accordo». Chi non si è fatto trovare. Chi ha detto «Vi richiamo» ma poi se l’è data a gambe e chi (coraggioso a suo modo) ha declinato, «non posso». E perché? I bravi campioni del calcio inglese ritengono che un impegno solare sull’omofobia sia lesivo dell’onore, dell’immagine, della reputazione, dei contratti. Così l’Associazione ha dovuto rimediare con un generico spot, senza celebrità di supporto. In Inghilterra c’è una fiera competizione fra amanti del football e amanti del rugby. I secondi sostengono che il rugby è una competizione per chi ha muscoli d’acciaio e anima da gentiluomo al contrario del football che è una competizione per chi ha muscoli d’acciaio ma anima da «bestie». Esagerano e dicono un’assurdità. Però che il calcio inglese, entusiasmante in campo, abbia da imparare a essere meno meschino fuori dal campo e abbia da prendere esempio dal rugby è qualche volta vero. L’ex capitano della nazionale gallese di palla ovale, Gareth Thomas, pochi giorni fa ha dichiarato di essere gay. I tifosi lo amavano e lo amano di più adesso. Chi perde la faccia?



Fabio Cavalera

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