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| Everett e il coming out: dire di essere gay danneggia la carriera |
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| Quando i personaggi pubblici si svelano |
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| Venerdì 04 Dicembre 2009 |
| di Corriere della Sera |
| in Mondo |
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NEW YORK — «Rivelare al mondo di essere gay ha distrutto la mia carriera». In un’intervista al britannico Daily Mail , l’attore inglese Rupert Everett mette in guardia le future generazioni di attori gay: «Mentite e tenete segreta la vostra sessualità — ammonisce il 50enne protagonista di 'Il matrimonio del mio migliore amico' — altrimenti rischiate di fare la mia stessa fine ».
Vent’anni esatti dopo l’annuncio che colse Hollywood di sorpresa - nessuna star del suo calibro aveva mai osato tanto - secondo Everett nulla è cambiato. «Anche oggi — teorizza l’attore nell’intervista — non hai alcuna chance se sei un 25enne omosessuale che cerca di sfondare nell’industria cinematografica inglese, americana o anche italiana».
Il j’accuse ha mandato in fibrillazione il mondo dello spettacolo Usa dove, 24 anni dopo la morte per Aids di Rock Hudson - il simbolo dell’ipocrisia cui sono condannate da sempre le star di Hollywood - i cosiddetti leading man che hanno avuto il coraggio di fare outing si contano sulle dita di una mano. Negli annali del cinema, a dire il vero, i gay dichiarati sono soprattutto inglesi. Da Alan Cumming a Stephen Fry a Ian Mc- Kellen, quasi tutti lamentano lo stesso tipo di discriminazione di cui parla Everett.
Per le donne è diverso e star quali Cynthia Nixon, Portia De Rossi, Ellen DeGeneres, Lindsay Lohan, Joan Baez e Tracy Chapman non hanno subito ripercussioni per aver pubblicizzato la loro scelta. In alcuni casi fare outing si è addirittura rivelato un aiuto di carriera. La cantante 48enne Melissa Etheridge è molto più gettonata da quando nel gennaio 1993, durante una celebrazione per l’entrata in carica di Bill Clinton, si dichiarò pubblicamente. E l’ex critico culinario del New York Times Frank Bruni è diventato un’icona grazie alla sua autobiografia, uscita quest’anno, dove racconta il suo passato segreto.
Ma per ogni star che fa outing ce ne sono cento che, pur non avendo mai dichiarato pubblicamente la propria omosessualità, sono state smascherate dai blog. Nel maggio del 2007, sulla rivista gay «Out», il giornalista Michael Musto ha accusato questi Vip di «ipocrisia ed opportunismo». E in una controversa campagna di stampa lanciata all’inizio degli anni ’90 dall’attivista gay Michelangelo Signorile Manhattan fu tappezzata di poster di Vip - da Malcolm Forbes a David Geffen e da Liz Smith all’assistente di Dick Cheney Pete Williams - segretamente gay.
Alessandra Farkas Questo articolo ha ricevuto 221 visite.
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