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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Arcigay: l’Italia fermi la pena di morte in Iran
Arcigay: l’Italia fermi la pena di morte in Iran
Ci appelliamo al ministro Frattini
Giovedì 03 Dicembre 2009
di Comunicato stampa
in Mondo

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Il 1° dicembre scorso la Francia ha lanciato un forte appello alle autorità iraniane affinché rinuncino all’esecuzione di alcuni cittadini condannati a morte per la loro omosessualità. Il portavoce del ministero degli Esteri di Parigi ha dichiarato di essere molto preoccupato per le informazioni di stampa che parlano di imminenti esecuzioni di alcuni giovani, condannati a morte a causa del loro orientamento sessuale, atti che disgustano le coscienze.



La pena di morte per le persone omosessuali è ancora presente nelle legislazioni di 7 paesi del mondo: oltre all’Iran, Mauritania, Emirati Arabi, Sudan, Yemen, Arabia Saudita, Nigeria.



“Da anni Arcigay sta proponendo un’intensa campagna di sensibilizzazione contro la tragica tirannia che colpisce le persone lgbt iraniane e per la depenalizzazione universale dell’omosessualità.” – dichiara il presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso – “Come abbiamo potuto ascoltare dalle parole degli studenti lgbt iraniani lette durante il Genova Pride, la libertà e i diritti umani nel paese asiatico sono inesistenti.”



“Chiediamo al Ministro degli Esteri Frattini di supportare l’azione francese, battendosi per la denuncia di violenze e violazione dei diritti umani e contro la pena di morte, auspicando che il governo italiano confermi quel ruolo primario che già ha avuto un anno fa nella presentazione della risoluzione contro la pena di morte per le persone omosessuali all’ONU. Il 18 dicembre scorso, infatti, una dichiarazione per la depenalizzazione universale dell’omosessualità, proposta proprio dal governo francese, fu firmata da 66 paesi, tra cui l’Italia e tutte le 27 nazioni UE e letta all’Assemblea dell’ONU. www.arcigay.it/testo-dichiarazione-onu



“L’Italia deve affermarsi come uno dei paesi che vogliono costruire una base di civiltà che potrà portare nell’arco di uno o due anni alla presentazione di una risoluzione definitiva votata all’ONU dalla maggioranza dei paesi del mondo.” – conclude Mancuso – “Solo così potremo creare i presupposti per un mondo dove le persone non vengano più violentate, torturate ed uccise per il solo fatto di esprimere a pieno se stesse.”



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