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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Vescovi: Niente servizi sociali se passano le nozze tra gay
Vescovi: Niente servizi sociali se passano le nozze tra gay
La minaccia della diocesi di Washington per fermare la riforma
Giovedì 12 Novembre 2009
di Apcom
in Mondo

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La battaglia sui matrimoni tra gay a Washington potrebbe costare cara alle migliaia di persone che usufruiscono dei servizi sociali della città. L'arcidiocesi della capitale americana ha infatti minacciato il consiglio comunale che se il comune riconoscerà il valore legale delle nozze tra omosessuali, interromperà i servizi in favore dei bisognosi che fornisce quotidianamente. La Chiesa cattolica alza così il tono dello scontro sui diritti dei gay che prosegue oramai da mesi in città.



La proposta di legge non imporrebbe alle autorità religiose di celebrare le unioni tra omosessuali ma costringerebbe a riconoscere alle coppie in questione gli stessi diritti sul posto di lavoro, compresi quelli per le persone che lavorano alle dipendenze degli istituti di culto. La portavoce della diocesi, Susan Gibbs, ha chiarito che se la legge passasse le parrocchie sarebbero costrette a interrompere i servizi sociali forniti, di cui usufruiscono circa 68 mila persone. "Se la città ci richiederà queste cose non potremo garantirle", ha detto Gibbs al Washington Post.



La notizia arriva a pochi giorni dalla discussione finale della proposta che dovrebbe con ogni probabilità essere approvata il mese prossimo. La discussione in consiglio va avanti oramai da mesi e molti rappresentanti cittadini accusano la Chiesa di voler aumentare le discriminazioni in città, sottolineando come la diocesi riceva ogni anno diversi milioni di dollari per fornire i suoi servizi. "Se trovano così oppressivo vivere sotto le leggi della città da non poter ricevere più le risorse locali saremo costretti a trovare un altro partner per l'incarico", ha detto il consigliere David Catania, sostenitore della proposta che però nei mesi scorsi ha garantito alle parrocchie diverse decine di migliaia di dollari attraverso una delle commissioni di cui fa parte.



Sul piede di guerra sono invece le associazioni per i diritti civili. "La questione", ha detto Peter Rosenstein di uno dei gruppi che difendono i diritti delle famiglie, "è che usano fondi pubblici per consentire a certe persone di discriminare la gente con i soldi dello Stato, è inaccettabile".

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