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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Turchia, nuova offensiva contro gli omosessuali
Turchia, nuova offensiva contro gli omosessuali
Diritti civili Il giudice li accusa di attività in contrasto con la morale generale
Venerdì 06 Novembre 2009
di Gazzetta del Sud
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di Furio Morroni

ANKARA - Nuova offensiva contro le associazioni omosessuali in Turchia nonostante, a fine gennaio, la Corte d'Appello di Istanbul ne abbia riconosciuto il diritto all'esistenza. Ma stavolta, a sorpresa, l'attacco viene da Smirne (Izmir), città occidentale e progressista tanto che i turchi musulmani ortodossi la definiscono con l'appellativo volgare e offensivo di «gavur» - «infedele» – per l'asserita disinvoltura sessuale dei suoi abitanti. Nel mirino del Procuratore generale del tribunale di Smirne, infatti, è finito il Triangolo Rosa-Nero, un gruppo di gay, lesbiche, bisessuali, travestiti e transessuali (Glbtt) le cui attività, secondo il magistrato, sono «in contrasto con la morale generale ed i valori della famiglia in Turchia».

Il gruppo – ha spiegato la sua legale, Elif Ceylan Ozsoy -, come prescritto dalla legge per la registrazione di nuove associazioni, aveva inviato a febbraio domanda di riconoscimento allegando copia del proprio statuto al Direttorato provinciale di Smirne. Questo, però avrebbe fatto scadere i 60 giorni previsti dalla legge per rispondere. «Scaduto il termine legale, la Procura ha aperto un procedimento ritenendo il gruppo contrario alla morale e ai valori della famiglia», ha detto Ozsoy precisando che la prima udienza è stata fissata per il prossimo 19 febbraio. Ma ha tenuto anche a ricordare che «a gennaio la Procura di Istanbul decise di non chiudere il gruppo Glbtt di Istanbul, ma adesso quella di Smirne cerca di chiudere il gruppo di Smirne. Che esista un problema di comunicazione fra le due Procure?». In effetti, lo scorso 28 gennaio, la Corte d'Appello di Istanbul annullò la sentenza di un tribunale locale che il 29 maggio precedente aveva deciso la chiusura per «immoralità» dell'Associazione per i Diritti dei Gay (LambdaIstanbul, fondata nel 1993), in quanto ritenne le attività del gruppo «non lesive» della pubblica morale. Quella sentenza fu salutata in Turchia, ma soprattutto all'estero, come una vittoria «storica» del movimento gay turco in quanto non solo rappresentava un grande passo avanti sulla strada della lotta contro la discriminazione sessuale, ma anche un preciso messaggio alle autorità turche di non contrastare le attività dei gruppi per la difesa dei diritti dei gay.

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