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| Serbia, la vittoria del fronte omofobo: salta il "gay pride" |
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| Dopo le minacce annullato il corteo di Belgrado |
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| Lunedì 21 Settembre 2009 |
| di Liberazione |
| in Mondo |
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di Matteo Alviti
«Fuori i froci dalla Serbia». Le scritte sui muri parlavano chiaro. Anche nel centro di Belgrado, anche vicino alla biblioteca che fu tra i primi edifici bombardati dai nazisti nel 1941, prima che i tedeschi, insieme agli italiani, gli ungheresi e i bulgari invasero l'ex Jugoslavia. E hanno vinto loro.
La manifestazione per l'orgoglio gay che si sarebbe dovuta tenere oggi per le strade della capitale serba è stata cancellata ieri dagli organizzatori. Il motivo? Il governo di Mirko Cvetkovic non sarebbe stato in grado di proteggere i manifestanti dagli attacchi degli estremisti di destra. Lo ha spiegato ieri Dragana Vuckovic su una delle poche televisioni liberali serbe, B92. «Stamattina abbiamo avuto un breve incontro con il primo ministro Cvetkovic, che ci ha riferito che non era più possibile lasciar svolgere la manifestazione al centro di Belgrado perché i rischi sarebbero stati troppo alti».
La polizia avrebbe proposto di spostare il corteo in un'area più ampia, al di là della Sava - uno dei due fiumi che attraversano Belgrado. «Inaccettabile» per gli organizzatori, ha spiegato Vuckovic, spostarci in un campo: «Il messaggio per l'uguaglianza dei diritti è trasmesso simbolicamente anche quando un gruppo emarginato può sfilare per il centro della capitale». E così è stata cancellato il primo gay pride organizzato a Belgrado da otto anni a questa parte, quando l'ultima manifestazione era stata segnata dalle pesanti violenze dell'estrema destra contro gli omosessuali. Al corteo erano attese un migliaio di persone, compresi alcuni personaggi pubblici, diplomatici e attivisti gay dai paesi vicini.
Il Movimento popolare serbo 1389, ultranazionalisti di destra, ieri ha festeggiato il "successo" della cancellazione del corteo, «una grande vittoria per la Serbia normale». Secondo il Movimento la vera ragione dell'annullamento starebbe nella scarsa partecipazione prevista. Nonostante la «vittoria», stamattina gli estremisti di destra saranno lo stesso in piazza per il loro contropresidio, nel centro di Belgrado. «Nella nostra città non ammetteremo infedeli e satanisti», hanno scritto in un farneticante comunicato. Anche la chiesa ortodossa, chiamata a sostenere la manifestazione, aveva risposto negativamente, contro «il corteo della vergogna, di Sodoma e Gomorra».
Vuckovic ieri ha reso noto che gli organizzatori del corteo hanno chiesto al governo di aprire un'indagine tra i gruppi che hanno impedito lo svolgimento della gay parade. Tra gli ultras delle due squadre della capitale, Partizan e Stella rossa, ci sono molti dei nazionalisti di destra autori delle minacce.
Nonostante tutto il sostegno delle autorità politiche - il governo, il presidente Tadic e altri - lascia ben sperare per il successo di una nuova manifestazione, l'anno prossimo, si auspicano gli organizzatori. Tadic ha infatti ammonito ieri gli estremisti di destra, invocando una «reazione dello stato ad ogni atto di violenza per le strade di Belgrado». Il parlamento, lo scorso marzo, ha approvato una legge contro le discriminazioni subite dagli omosessuali. Lo stato «farà di tutto per proteggere le persone, indifferentemente dalla loro nazionalità, religione od orientamento politico e sessuale». Intanto però il gay pride è saltato, nonostante il ministro degli interni Ivica Dadic avesse annunciato il dispiegamento di migliaia di poliziotti. Questo articolo ha ricevuto 216 visite.
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