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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Serbia. Sindaco Belgrado: no a violenze al Gay Pride di domenica
Serbia. Sindaco Belgrado: no a violenze al Gay Pride di domenica
Ultra destra minaccia: lo fermeremo a 'ogni costo'
Lunedì 14 Settembre 2009
di Apcom
in Mondo

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Belgrado, 14 set. - Il sindaco di Belgrado, Dragan Dilas, ha ribadito il netto no di ogni possibile forma di violenza in cui rischia di degenerare la manifestazione per il Gay Pride fissata per domenica prossima. Si tratta di un evento 'caldo', ad alto rischio di ordine pubblico, tenendo conto che sarà la prima manifestazione dell'orgoglio omosessuale in Serbia, dopo un tentativo nel 2001, che fu impedito con la forza dai gruppi di ultra destra, legati al nazionalismo radicale. Gli stessi che nelle ultime settimane hanno tappezzato di muri di Belgrado con graffiti omofobici e che minacciano di mandare a monte 'ad ogni costo' la manifestazione di domenica.



"Come riusciremmo a impedire a qualcuno di lanciare una pietra da 30 metri di distanza non lo so, non sono un esperto e vedremo come andrà - ha messo le mani avanti il sindaco, Dilas, ai microfoni dell'emittente, B92. "Desidero davvero che possano sfilare ed esprimere il loro punto di vista, che non condivido, ma che nessuno ha il diritto di negare" ha poi puntualizzato il primo cittadino di Belgrado, riferendosi ai partecipanti della parata di domenica, che, "mi auguro non termini con teste rotte o altre conseguenze" ha aggiunto.



Lo svolgimento pacifico del Gay Pride a Belgrado, è considerato una sorta di test di democrazia per la Serbia dove è stata di recente adottata una nuova Legge contro la discriminazione, in linea con gli standard Ue.



Proprio Rainbow Rose, tra le principali Organizzazione europee per i diritti Gay e vicina al Pse, ha inviato una lettera al presidente della Repubblica serbo, Boris Tadic, chiedendogli di "sostenere la Gay parade di Belgrado e combattere così le discriminazioni".



Soste alla comunità omosessuale serba è arrivato anche dal mondo dello spettacolo e dell'arte, di cui molti esponenti hanno sottoscritto un 'manifesto', pro-Gay pride.

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