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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Sudafrica. «Calciatrice uccisa perché gay»
Sudafrica. «Calciatrice uccisa perché gay»
Eudy Simelane era capitano della nazionale femminile
Sabato 29 Agosto 2009
di Corriere.it
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Non solo tra le «Banyana Banyana», le ragazze della nazionale di calcio, ci era arrivata. Alla fine, inseguendo palloni a centrocampo e facendo ripartire l’azione, si era anche guadagnata la fascia di capitano della squadra femminile sudafricana. Il sogno però si è spezzato, su un campo che non era rettangolare.



Il corpo di Eudy Simelane, 31 anni, lesbica, è stato trovato seminudo in un parco di KwaThema, la sua cittadina natale alle porte di Johannesburg. Violentata e uccisa nell’aprile dell’anno scorso con 25 coltellate al volto, al seno, alle gambe.

Uno «stupro correttivo » finito in omicidio, secondo le organizzazioni sudafricane per i diritti di gay e lesbiche. Vale a dire, una violenza deliberatamente inflitta per cambiare l’orientamento sessuale della vittima. Quattro gli arrestati, tutti tra i 18 e i 24 anni. Per tre di loro il processo si è aperto lo scorso mercoledì a Delmas, nella provincia settentrionale del Mpumalanga.



Eudy era stata una delle prime donne di KwaThema a vivere apertamente la sua omosessualità ed era impegnata in prima linea per i diritti dei gay. «Perché hanno fatto questo gesto orribile? Per quello che lei era?» ripete la madre Mally ai media africani: «Era solo una donna dolce, che non ha mai fatto del male a nessuno». Alla nazionale Eudy era arrivata giocando nelle «Springs Home Sweepers», la squadra del suo paese, che ricambiava con l’affetto la notorietà regalata dalle convocazioni della concittadina.

Adesso però la corte di Delmas deve giudicare Themba Mvubu, Khumbulani Magagula e Johannes Mahlangu, i tre ragazzi di quella stessa comunità accusati di aver stuprato, ucciso e derubato Eudy. Si dichiarano innocenti mentre Thato Mphiti, il quarto uomo della presunta gang, ha confessato ed è già stato condannato a 32 anni in un processo separato. Nessun reato di stupro, però. Con la precisazione del giudice che «l’orientamento sessuale della vittima non ha rilevanza nel caso».



«È un modo per non ammettere che le donne lesbiche in Sudafrica vanno incontro a stupri e omicidi» denuncia sul quotidiano Telegraph Phumi Mtetwa, la direttrice della ong di Johannesburg Lesbian and gay equality project . «La violenza sulle donne omosessuali per renderle 'normali' è semprepiùfrequente»conferma al Corriere Stephanie Ross, funzionario dell’agenzia internazionale Action Aid e curatrice del report 2009 «Crimini d’odio: la crescita dello 'stupro correttivo' in Sudafrica». «Solo a Johannesburg almeno 10 lesbiche subiscono ogni settimana aggressioni di questo tipo e il numero reale è probabilmente molto più alto », aggiunge. Un paradosso in un Paese dove dal 2006 la Costituzione consente anche il matrimonio tra gay: «Alla fine gli 'stupri correttivi' au­mentano proprio perché le donne si sentono incoraggiate dalle legge a vivere apertamente la loro omosessualità ma si scontrano con una violenza reale radicata e impunita. Pochi casi arrivano a pro­cesso e raramente i colpevoli sono catturati e condannati». Anche per questo oltre 250 attivisti sono accorsi mercoledì al processo per Eudy. A chiedere con i loro striscioni «giustizia per lei e per tutte le donne».







Alessia Rastelli

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