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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Iraq, caccia ai gay
Iraq, caccia ai gay
Nel 2009
Martedì 18 Agosto 2009
di l'Unità
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di MARINA MASTROLUCA

I poster nelle strade invitano a stare attenti e a prendere nota. Nomi, cognomi e indirizzi di omosessuali da punire. Novanta omicidi accertati dall’inizio dell’anno, una caccia alle streghe per cancellare il rischio di una società di «effeminati». Sui corpi seviziati messaggi offensivi che pretendono di spiegare: «pervertito». Oppure «cucciolo», appellativo che a Baghdad sta per gay.

Si è scatenata la caccia agli omosessuali in Iraq. Secondo un rapporto di Human Rights Watch, dall’inizio dell’anno centinaia di uomini anche solo sospettati di essere gay o non abbastanza uomini sono stati rapiti, torturati e uccisi da miliziani sciiti senza che le autorità del Paese movessero un dito per fermare la persecuzione. Anzi spesso gli stessi agenti di sicurezza sono collusi con i persecutori, nonostante l’omosessualità non sia reato in Iraq.

Principale incriminato, secondo quel che riferisce il rapporto, è l’esercito del Mahdi, il gruppo di miliziani del leader sciita Moqtada al Sadr che ha lanciato una feroce campagna di «moralizzazione». Le persecuzioni sono partite da Baghdad ma stanno contagiando Kirkuk, Bassora, Najaf. Una guerra sotterranea per estirpare l’omosessualità come fosse un’erba cattiva.

I blitz antigay sembrano seguire un copione. I miliziani irrompono nelle case dei presunti omosessuali, li trascinano fuori, li interrogano sotto tortura per estorcere i nomi di altri gay, poi li finiscono. Come racconta Hamid, 35 anni. Il 10 aprile ha perso il suo partner e da allora parla a stento, sopraffatto dal dolore e dalla minaccia - «mi sento come se morissi continuamente».

Corpi mutilati prima della morte



«Era notte fonda e sono andati a prendersi il mio compagno a casa dei suoi genitori - è la sua testimonianza -. Quattro uomini armati hanno fatto irruzione, erano mascherati e vestiti di nero. È stato trovato il giorno dopo nelle vicinanze. Avevano gettato il corpo nella spazzatura. Gli avevano tagliato i genitali e la gola».

Il portavoce dell’esercito del Mahdi, la milizia di al Sadr, ha spiegato che l’offensiva è una reazione necessaria, per contrastare il crescente «effeminamento» degli uomini iracheni. Con quali mezzi, lo raccontano medici e impiegati d’obitorio che raccolgono i cadaveri e che testimoniano di segni di torture e persino mutilazioni. «Abbiamo resoconti di uomini a cui è stato incollato l’ano o che sono stati imbottiti di lassativi, cosa che comporta una morte molto dolorosa», spiega Rasha Munneh, uno degli autori del rapporto di Human Right Watch.

Stuprato per tre giorni



A sparire non sono solo omosessuali, ma anche ragazzi il cui aspetto non sia giudicato virile abbastanza. Alcuni vengono sequestrati e torturati, per essere lasciati andare con la minaccia che qualcosa di peggio potrebbe sempre accadere. Come è accaduto a Nuri, che è stato appeso a testa in giù, picchiato e stuprato. «Per tre giorni. Il primo mi hanno stuprato in 15. Il secondo giorno sono stati sei. Il quarto, in quattro. Ogni volta mi mettevano la testa in un sacco».

A uccidere a volte sono le stesse famiglie «per mantenere integra la loro reputazione» e cancellare la vergogna di un figlio diverso. Il clima di terrore sta costringendo molti gay iracheni a emigrare nei i Paesi vicini, dove l’omosessualità è reato ma non si rischia la vita. «Gli omicidi senza processo, commessi sulla base del pregiudizio, violano anche i dettami della stessa Sharia», la legge islamica, si sottolinea nel rapporto. Ma da parte delle autorità non c’è stata nessuna vera reazione. «In Iraq la vita di un essere umano vale meno delle batterie che puoi comprare per strada, la nostra poi...», dice Hamid. E Hossam: «Questi omicidi continueranno. Semplicemente perché è diventato normale in Iraq uccidere gli omosessuali».



Centinaia di uomini sospettati di essere gay sono rapiti, torturati e uccisi da miliziani sciiti, e la polizia locale non fa nulla per difenderli, anzi è complice. Nel mirino l’«effeminamento» degli uomini iracheni.

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