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| Se vestirsi da donna fa rischiare a un uomo carcere e bastonatura |
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| In Arabia Saudita |
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| Venerdì 10 Luglio 2009 |
| di La Nuova Sardegna |
| in Mondo |
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Lo scorso 16 giugno, il giornale saudita Al-Riyadh riferiva dell'arresto di 67 uomini, la maggior parte filippini che, durante un party privato nella capitale, si erano esibiti in abiti femminili. In Occidente gli spettacoli di "drag queens" sono ormai moneta corrente e non danno luogo ad azioni repressive. Non così nell'ultraconservatore regno dell'Arabia Saudita dove, nonostante qualche timido progresso (per esempio le donne potranno presto avere la patente), i diritti civili vengono scarsamente osservati, nonostante l'Arabia sia firmataria di ogni protocollo al riguardo emanato dalle Nazioni Unite.
Il party si era svolto in una villa di Riyadh Est in occasione della Festa dell'Indipendenza delle Filippine. La polizia li aveva arrestati per "comportamento sospetto" dal momento che indossavano abiti femminili. Ad aggravare la posizione degli arrestati, il ritrovamento di cosmetici e alcol. Mentre la legge proibisce espressamente l'alcol, l'articolo di giornale indica che la causa principale dell'intervento della polizia sia stata l'esibizione in abiti femminili.
Roussel Reyes, vice-console delle Filippine a Riyadh, ha detto che sugli arrestati pesa il capo di accusa di "imitare le donne" e di essere in possesso di alcol e "alcuni degli arrestati portavano delle gonne e delle parrucche"; ha aggiunto che l'ambasciata filippina aveva scritto una nota alle autorità al fine di avere la lista di nomi degli arrestati. Gli uomini sono stati poi rilasciati su cauzione pagata dai loro datori di lavoro. Restano per ora in attesa di processo.
Non si sa più niente invece di un cittadino yemenita che faceva parte del gruppo. Sicuramente le autorità saranno ancora più severe con lui perché si tratta di un uomo di religione musulmana.
Peraltro, la Sharia, la legge islamica osservata in Arabia Saudita, rimane un testo giuridico non tradotto in codici precisi, per cui non esistono norme certe riguardanti il reato di portare abiti femminili da parte di un uomo. Dipende dall'interpretazione e dal giudizio, anche personale, del magistrato. In passato simili reati sono stati puniti con pene che variavano dalla prigione alla bastonatura pubblica. Nel 2005, più di 100 uomini erano stati arrestati a Jeddah per avere "imitato le donne". In quel caso, dopo essere stati condannati a pene detentive e alla bastonatura, era intervenuta un'amnistia e tutti gli imputati erano stati liberati. Fortuna che nessuno era stato accusato di omosessualità, perché, in quel caso, la Sharia prevede addirittura la condanna a morte.
L'organizzazione internazionale per i diritti umani Human Rights Watch ha lanciato un appello alle autorità saudite affinché lascino cadere i capi d'imputazione e liberino immediatamente chiunque sia ancora sotto custodia. «Se la polizia dell'Arabia Saudita può arrestare delle persone solo perché non le piace come si vestono, allora nessuno si sente al sicuro», ha commentato Rasha Moumneh, esponente di Human Rights Watch per il Medio Oriente e il Nord Africa.
Il giornalista inglese Brian Whitaker sul The Guardian sottolinea l'ipocrisia delle autorità saudite, sempre pronte a chiudere un occhio quando si tratta di persone importanti e molto severe quando, come nel caso in questione, sono implicati dei poveri lavoratori filippini. In effetti, le regole ferree delle leggi islamiche in salsa wahabita non valgono per tutti. Nelle classi sociali abbienti, al riparo delle mura domestiche, l'alcol scorre a fiumi.
I sauditi si riservano pertanto di decidere quando il loro bizzarro codice morale debba venire applicato e quando no. Nel frattempo innocui lavoratori filippini, la cui colpa è solo quella di essere un po' festaioli, rischiano la prigione e una solenne bastonatura a cui, quasi certamente, farà seguito un'espulsione dal Paese che li priverà della fonte del loro sostentamento.
ROBERTO BARDUCCI Questo articolo ha ricevuto 259 visite.
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