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Elisabetta sostiene il vescovo anti-gay
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di Erica Orsini

La regina d’Inghilterra, che è anche il capo dei protestanti inglesi, ha scritto una lettera a un prelato che guida un gruppo conservatore

Londra - E la Regina fa arrabbiare i gay. Elisabetta, che è anche il capo supremo della Chiesa Anglicana, nei giorni scorsi ha infatti inviato una lettera alla dirigenza di uno dei gruppi più conservatori della comunità anglicana in cui dice di comprendere le preoccupazioni sul futuro della congregazione globale. Nella missiva che uno dei leader evangelici ha definito «di grande sostegno», la sovrana ha anche inviato i suoi migliori auguri per la nuova alleanza annunciata proprio ieri a Londra tra le parrochie evangeliche ed anglo-cattoliche britanniche e irlandesi. Il suo intervento è però destinato a far discutere soprattutto perchè il gruppo a cui è diretto - chiamato Fellowship of Confessing Anglicans - è considerato dai più una forza di scissione e non più tardi dello scorso weekend uno dei suoi membri più anziani è stato accusato di essere omofobico.



Si tratta del dottor Michael Nazir-Ali che ha invitato gli omosessuali a pentirsi sottolineando che la Chiesa d'Inghilterra deve restare fedele all'insegnamento biblico secondo cui il matrimonio è possibile soltanto tra persone di sesso diverso. «Noi intendiamo attenerci all'insegnamento tradizionale della Chiesa - ha dichiarato il vescovo - e non ci faremo sopraffare dalle diverse culture e tendenze interne ad essa». La risposta delle associazioni omosessuali era stata immediata. «L'omofobia è un demonio sociale e morale - aveva replicato indignato Peter Tatchell, veterano di tutte le battaglie per i diritti dei gay - esattamente come il razzismo. L'intolleranza, travestita da religione, non trova posto in una società compassionevole. Sono io che invito il vescovo a pentirsi per la sua omofobia - aveva concluso Tatchell - perché i suoi pregiudizi vanno contro il canto d'amore e di compassione di Gesù Cristo».



La nascita della congregazione a cui appartiene Nazir-Ali non è che l'ultima schermaglia in una guerra interna alla Chiesa Anglicana scoppiata nel 2003 con l'ordinazione del primo vescovo dichiaratamente gay. Da allora lo scisma è diventato una minaccia concreta e costante, scongiurata per il momento soltanto dal formarsi di due fazioni, una più tradizionalista, l'altra più liberale, che mantengono su molte questioni etiche idee ormai sempre più lontane. Le autorità della Fellowship of Confessing Anglicans lo scorso anno avevano scritto alla regina assicurandole la loro fedeltà e la lettera che Elisabetta ha inviato loro non è che una risposta di cortesia. Anche gli auguri per l'evento di ieri hanno fatto seguito alla comunicazione della congregazione che informava la sovrana dell'incontro a cui hanno preso parte gli arcivescovi di Exeter, Chichester e Rochester.



Non c'è quindi probabilmente nulla di personale nella missiva della regina, ma tutte le vicende che hanno come argomento la Chiesa e la questione omosessuale finiscono alla fine per rivelarsi particolarmente spinose. Inoltre, non appare improbabile che su un tema così scottante una signora ultraottantenne e tradizionalista possa mantenere una visione conservatrice del sacramento del matrimonio.



Ipotesi questa che comunque non è stata avallata in alcun modo da Buckingham Palace, che sulla vicenda ha preferito non esprimersi. «Si tratta di corrispondenza privata e quindi non abbiamo nessun commento da fare - hanno fatto sapere dal Palazzo -. La regina non supporta in modo particolare questa congregazione e si mantiene in contatto costante con molte altre organizzazioni religiose».

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