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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Iraq. Gli squadroni della morte a caccia dei gay
Iraq. Gli squadroni della morte a caccia dei gay
Gli assassini hanno una lista di cento persone
Mercoledì 01 Luglio 2009
di La Stampa
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di ASSEEL KAMAL

BAGHDAD - Mentre Baghdad si prepara, tra incertezze e attentati nelle strade, alla fine dei pattugliamenti americani, misteriose squadre armate che si fanno chiamare i «Difensori della legge», uccidono gli omosessuali. Almeno sette gay sono stati massacrati nelle ultime settimane. I cadaveri sono stati gettati da sconosciuti davanti all’obitorio centrale di Baghdad, triste luogo di raccolta dei corpi senza nome. Una vicenda sulla quale le autorità non si pronunciano.

Numman Muhssen, medico legale dell’obitorio, ricorda bene l’episodio. Dice: «Non siamo stati in grado di identificare chi ha scaricato i cadaveri vicino all’ingresso alle camere mortuarie. E’ avvenuto in un attimo, sono subito scappati. Nessuno ha potuto vederli». Muhssen racconta che i cadaveri presentavano ferite da arma da fuoco e da taglio specialmente alla testa, al petto, ma anche sul resto del corpo. E’ opinione comune nella capitale irachena che le persone assassinate siano omosessuali, e che una organizzazione segreta sia responsabile della loro crudele morte. «In realtà - dice il dottor Muhssen - questa storia della caccia agli omosessuali è un’illazione. Non conosciamo neppure l’identità di questi morti». La polizia non parla e nessuno negli uffici governativi è in grado di confermare la storia. Però, cercando di scavare sotto lo strato superficiale dei «no comment», si trovano indizio che permettono di raccontare una storia inquietante.

Il maggiore Abdul Hussein Khalaf, funzionario della stazione di polizia di Sadr City, il mega-sobborgo sciita di Baghdad, si spinge a commentare gli omicidi: «Uccidere qualsiasi cittadino al di fuori di un contesto legale è considerato un crimine perseguibile dalla legge. Nessuno può mettersi al posto delle autorità giudiziarie e della polizia. Soltanto lo Stato può occuparsi della giustizia». Abdul Hussein sembra ammettere i fatti ma poi cerca di attenuare: «Anche noi siamo venuti a conoscenza di questi episodi, ma non commentiamo vicende di cui non esistono le prove. Di questi crimini non si sa nulla. La posizione ufficiale è comunque che sono contro la legge e la Sharia, il codice islamico».

Anche i funzionari e gli sheikh (i leader tribali) di Sadr City sono restii a fornire dettagli sull’uccisione degli omosessuali però da loro si ottiene qualcosa di più. Sheikh Hashem Minge, uno dei leader di Sadr City dice: «Qui la gente chiama gli omosessuali “Jerao”, che vuol dire cagnolini (nella cultura islamica l’immagine di un piccolo cane non ha niente di tenero, ndr). La maggior parte degli omosessuali uccisi non erano residenti a Sadr City, ma erano clienti di un caffè nei pressi di Palestine Street, alla periferia più occidentale di Baghdad».

Sheikh Salal Aekbi, un altro leader tribale di Sadr City dice: «Abbiamo saputo che alcune tribù hanno ammazzato tutti gli omosessuali che vivevano nel loro territorio. Ma ci sarebbe anche un’organizzazione dei “Difensori della Legge” che va in giro massacrando i gay: si dice che scrivano con i coltelli sul corpo delle vittime: “Questo è il destino dei cagnolini”».

La strage dei gay a Baghdad ha aperto un dibattito religioso e legale, soprattutto quando è circolato un elenco di cento nomi di omosessuali, sarebbe una lista scritta dai «Difensori della Legge»: tutte persone destinate a essere assassinate e che dunque si stanno nascondendo.

Alcuni credono che questa misteriosa organizzazione sia composta da fuoriusciti dell’Esercito del Mahdi, l’ala militare del movimento sciita di Moqtada al Sadr. Ufficialmente l’Esercito del Mahdi è inattivo da un paio di anni, da quando il loro leader ha deciso di sospendere le attività militari. Proprio ieri, Moqtada al Sadr ha detto che «la depravazione dell’omosessualità deve assere sradicata con l’insegnamento».

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