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| Il Gay Pride di Barack Obama |
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| «Come i neri, lotta per la parità» |
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| Mercoledì 01 Luglio 2009 |
| di Il Riformista |
| in Mondo |
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East room. L'élite del movimento "Lgbt", 40 anni dopo la rivolta di Stonewall, applaude. Non tutto però fila liscio. Sul matrimonio (solo) eterosessuale e la politica del "don't ask, don't tell" nell'esercito, il presidente promette cambiamenti ma chiede pazienza.
di Maria Teresa Cometto
New York. La lotta per i diritti dei gay è giusta come quella per i diritti dei neri mezzo secolo fa. Ha la stessa forza e non può essere fermata, ma per la piena vittoria bisogna avere pazienza. È il messaggio che il presidente Barack Obama ha mandato alla comunità "LGBT" (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) - che al 70% ha votato per lui - in occasione del 40° anniversario della rivolta di Stonewall. Il 28 giugno 1969, dopo l'ennesima incursione della polizia in un bar gay del Greenwich Village a New York, scoppiò per le strade e durò giorni la protesta dei ragazzi e delle ragazze omosessuali stufi di essere perseguitati. È considerato l'inizio del movimento moderno per i diritti dei gay e Obama, con a fianco la moglie Michelle, l'ha celebrato lunedì sera con un ricevimento alla East Room della Casa Bianca.
C'erano circa 250 leader del movimento "LGBT", che hanno applaudito e poi riso quando Obama ha detto: «Come abbiamo visto molte volte nella storia, quando quello spirito si afferma, c'e' poco che possa fermarlo. La verità è che quando quella gente protestò a Stonewall 40 anni fa, nessuno avrebbe immaginato che voi e neppure io saremmo stati qui oggi».
Obama per la prima volta ha affrontato direttamente le critiche di molti esponenti della comunità gay, secondo cui non starebbe mantenendo le promesse fatte in campagna elettorale di eliminare subito due politiche discriminatorie: la regola "non chiedere, non dire" - introdotta da Bill Clinton come compromesso nel 1993 - che permette ai gay di stare nell'esercito solo se nascondono la proprie preferenze sessuali; e la legge in Difesa del matrimonio (Doma) - firmata dallo stesso Clinton nel '96 - che permette agli stati di non riconoscere un matrimonio fra gay celebrato da altri stati e definisce il matrimonio, dal punto di vista del governo federale, come unione fra uomo e donna.
«So che molti in questa stanza non credono che si stia progredendo abbastanza velocemente e lo capisco» ha detto Obama. «Non devo dirvi io di essere pazienti, così come altri consigliarono pazienza agli afro-americani che chiedevano uguali diritto mezzo secolo fa. Sono al governo da sei mesi. Penso che entro la fine del mio mandato, voi avrete un giudizio abbastanza buono del governo Obama».
In un memorandum firmato in giugno Obama aveva precisato che i partner di gay impiegati dalla pubblica amministrazione federale hanno diritto a tutta una serie di benefit come quelli delle coppie etero, esclusa però la piena assicurazione sanitaria, per la quale è necessaria l'approvazione del parlamento. Una mezza misura che ha lasciato insoddisfatti gli attivisti, compresi quelli Repubblicani del gruppo "Log Cabin". Al ricevimento della Casa Bianca Obama ha toccato in particolare la questione del "don't ask, don't tell" dicendo che «impedire ad americani patriottici di servire il nostro Paese indebolisce la sicurezza nazionale», ma che «come Comandante in Capo» ha «la responsabilità di vedere che il cambiamento avvenga in un modo pratico e duraturo». In altre parole, la regola sarà abolita con il consenso del parlamento e del Pentagono, che con Clinton si erano ribellati all'idea dei militari apertamente gay.
Sedici anni dopo l'umore degli americani è molto cambiato verso gli omosessuali e in particolare fra i giovani c'è un ampio consenso a favore dei pari diritti: il 57% degli under-40 è d'accordo con il matrimonio fra omosessuali, contro solo il 31% degli ultra-quarantenni. In sei stati - Massachusetts, Connecticut, Iowa, Vermont, Maine e New Hampshire - i matrimony gay sono già legali. Ma nella capitale i parlamentari, i lobbisti e lo stesso Obama sono molto cauti nello spingere l'agenda gay troppo avanti. Hanno paura di ringalluzzire l'opposizione conservatrice e, per Obama, c'è il timore di contrariare la base di predicatori neri, decisamente contrari - come lui, del resto - al matrimonio fra omosessuali. E la preoccupazione di non distogliersi dalle priorità dei primi mesi del suo mandato, la ripresa economica e la riforma sanitaria. Fiducioso che entro un paio d'anni, prima delle prossime elezioni di medio termine, Obama manterrà le sue promesse con l'ok della maggioranza del parlamento che è Democratica, è Barney Frank (Democratico, Massachusetts), il deputato gay più in vista, presidente della potente Commissione Finanze.
01/07/2009 Questo articolo ha ricevuto 198 visite.
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