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| Bioetica, la Terza Via alla francese |
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| Né permissivi né conservatori: sì ai diritti delle coppie gay, no all’utero in affitto |
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| Mercoledì 24 Giugno 2009 |
| di Corriere del Mezzogiorno |
| in Mondo |
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di MASSIMO NAVA
PARIGI — Le decisioni in ambito bioetico sono troppo importanti per essere lasciate in esclusiva ai politici, troppo complesse perché la parola definitiva sia «soltanto» quella della comunità scientifica e troppo delicate perché le norme vengano adeguate sull’onda di emozioni collettive o casi di cronaca. È in questo spirito che la Francia ha affrontato la materia in modo coraggioso e innovativo, smentendo la tradizione di uno Stato un po’ invasivo che tutto regola dall’alto. Per sei mesi, centinaia di cittadini hanno potuto discutere e fare proposte nel corso di riunioni in diverse città o partecipando a forum attorno a cinque tematiche: procreazione assistita, ricerca sugli embrioni, diagnosi prenatale, trapianti e donazioni di organi, medicina preventiva e test genetici. Agli esperti, in particolare al professor Jean Leonetti, presidente degli «Stati generali della bioetica», il compito di tirare le conclusioni e sottoporle al presidente della Repubblica e all’assemblea nazionale per la discussione di una nuova legge quadro.
L’ultima normativa risale al 2004 e l’impegno della Francia, anche in considerazione dei rapidi progressi scientifici e dell’evoluzione delle sensibilità sociale, è di aggiornare le regole nell’arco di cinque, sei anni. Una prima valutazione delle indicazioni dei cittadini è stata illustrata ieri a Parigi. Fra le indicazioni più interessanti, c’è che i francesi sembrano favorevoli all’adozione da parte di coppie omosessuali, ma contrari all’utero in affitto. Sono aperti in materia di trapianti, tecniche di assistenza alla fecondazione, diagnosi prenatale, ma prudenti di fronte alla ricerca sugli embrioni. «C’è la coscienza forte che l’embrione non è una cosa e che quindi vada adottata la massima cautela » ha detto Leonetti. «Emerge la possibilità di aprire la ricerca sulle cellule embrionali, proibita dalla legge attuale, ma a determinate condizioni» ha precisato uno dei membri del comitato. Un altro tema delicato — la donazione di organi — vede i francesi aperti a soluzioni che aumentino il numero di donatori, «anche viventi», spiega Leonetti.
Fra le indicazioni che meriterebbero una risposta rapida da parte del legislatore c’è anche la possibilità di infrangere l'anonimato genetico». È un diritto di ciascuno conoscere le proprie origini, di conoscere il proprio padre e la propria madre genetici » ha detto la ministra della Sanità, Roselyne Bchelot.
È importante notare che le indicazioni non vanno valutate alla stregua di un sondaggio, metodo che implica risposte nette, ma come una riflessione aperta, che ha coinvolto un pubblico diversificato e ha dato risposte complicate e non ultimative. È il risultato di oltre duecento riunioni e di weekend di formazione e confronto fra cittadini ed esperti. «All’inizio della discussione, si notavano posizioni opposte, pregiudizi e opinioni piuttosto rigide in rapporto, ad esempio, all’età dei partecipanti. Anziani poco disponibili a un’evoluzione delle norme, giovani più favorevoli. Ma andando in profondità le posizioni diventano più sfumate e conciliabili» ha detto un partecipante al forum.
Gli esperti in materia bioetica — che siano scienziati o filosofi o religiosi — hanno risposte molto spesso prevedibili e il legislatore sovente si adegua. La consultazione dei cittadini — ha fatto notare Axel Kahn, professore di genetica — ha permesso di affrontare questioni delicate senza tabù e nello stesso tempo di comprendere su quali valori i francesi restino piuttosto intransigenti. Dalla Francia laica e da una società sempre all’avanguardia in termini di comportamenti sociali e mentalità arriva infatti un messaggio di attaccamento a valori condivisi e bisogno di regole quando sono in gioco dignità umana e significati ultimi della vita. «La tradizione anglosassone è più permissiva, ma non è la nostra» ha commentato la Bachelot. Nella riflessione collettiva, c’era il rischio che prevalessero toni da crociata e posizioni più radicali nel senso della conservazione o dell’innovazione. «Abbiamo scommesso sull’intelligenza della gente e vinto la partita» ha detto Jean Leonetti. «Un vero esempio di democrazia partecipativa» commenta Suzanne Remeix, filosofo. Adesso la parola torna al legislatore. Terrà conto dello spirito dei citoyens? Questo articolo ha ricevuto 213 visite.
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