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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Gay, i matrimoni che dividono l'America
Gay, i matrimoni che dividono l'America
scito dal tribunale, lo scontro sui matrimoni gay torna così nell'arena politica
Sabato 30 Maggio 2009
di L'Opinione
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Nella giornata di martedì, la Corte Suprema della California ha confermato il no ai matrimoni tra individui dello stesso sesso, sancito a novembre dal risultato di un referendum statale, ma al contempo ha decretato che i 18 mila matrimoni omosessuali celebratisi nel periodo compreso tra maggio e novembre dello scorso anno sono da considerarsi validi. Viene così accolta la legge di iniziativa popolare "Proposition 8", la quale diede vita a una delle battaglie più accese dell'ultimo turno elettorale, risultando la campagna con il più grande apporto di fondi di tutti gli Stati Uniti, seconda solo alla sfida per la Casa Bianca. Il referendum terminò con la vittoria del "sì" con il 52,1%, grazie all'apporto decisivo di numerosi gruppi religiosi, mentre il fronte del "no", di cui facevano parte anche il governatore Schwarzenegger e l'allora candidato Barack Obama, si oppose al risultato dichiarando che si trattasse di una violazione della Costituzione Americana, appellandosi così alla Corte Suprema. La quale, dopo essersi espressa in favore dei matrimoni gay nel maggio 2008, sembra ora aver fatto marcia indietro, dando ragione ai vincitori del referendum e approvando l'emendamento alla costituzione dello stato che afferma che "solo il matrimonio tra un uomo e una donna è valido o riconosciuto in California". Una decisione alquanto controversa, che contribuisce a far tornare d'attualità un dibattito che ebbe inizio circa cinque anni or sono, quando nel 2004 il sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, oggi tra i "papabili" per correre alla carica di governatore dello Stato, rese possibile il rilascio di licenze di matrimonio a coppie gay nella sua città, a dispetto delle leggi statali gesto poi invalidato dalla decisione di un tribunale. Martedì, sei giudici su sette si sono espressi in favore del divieto, mentre è stato unanime il voto che ha riconosciuto le migliaia di coppie omosessuali già sposatesi nel 2008, prima delle elezioni. Uscito dal tribunale, lo scontro sui matrimoni gay torna così nell'arena politica, riaccendendo un confronto i cui risvolti vanno al di là dei confini della California, stato da sempre all'avanguardia sui temi legati ai diritti civili. I favorevoli ai matrimoni gay, sconfitti prima dalle urne quindi dalla Corte Suprema nonostante i 43,3 milioni di dollari racimolati e spesi nell'ultima campagna elettorale, non si danno per vinti. Rick Jacobs, presidente del movimento politico "Courage Campaign", realtà che conta oltre 700mila iscritti, dichiara di essere già al lavoro per riportare i californiani alle urne quanto prima: "Il processo di iniziativa della California è difettoso", ha dichiarato a Time, "La stessa idea che una maggioranza possa votare per togliere diritti a una minoranza è difettoso. Anzi, è abbastanza oltraggioso".



Dalla sua parte, le miriadi di associazioni in difesa dei diritti civili e l'intera galassia liberal, che stanno preparando uno sforzo collettivo perché la questione sia oggetto di un nuovo referendum già nel 2010, nella speranza che una base più motivata e meglio organizzata possa portare all'abrogazione della misura, puntando specialmente sul crescente supporto riservato al matrimonio gay dall'opinione pubblica (49%, stando all'ultimo sondaggio del Washington Post) in seguito al voto di novembre e alle aperture di stati quali Maine e New Hampshire. Di diversa opinione, ovviamente, gli oppositori e la maggior parte del fronte conservatore, i quali esprimono grande soddisfazione. Maggie Gallagher, presidente della National Organization for Marriage, ha definito la decisione "una vittoria per i bambini, per i diritti civili e per il bene comune". Dalla sua parte, anche il pastore battista ed ex candidato alla presidenza Mike Huckabee, che coglie l'occasione per riaffermare il suo appoggio a "un emendamento costituzionale federale che definisca il matrimonio come l'unione tra un uomo e una donna", che rappresenterebbe "una chiara affermazione dell'unica definizione di matrimonio che sia esistita nel corso della storia e che riflette le posizioni di persone da entrambe le parti dello spettro politico, tra cui il presidente Barack Obama, il vice presidente Biden e il segretario di Stato Hillary Clinton". Questi ultimi, per convenienza politica, alquanto cauti nel non esporsi troppo su questo tema, nonostante la rinomata opposizione della Casa Bianca ai matrimoni dello stesso sesso. Mentre c'è già chi ha intenzione di capitalizzare la vicenda in previsione delle proprie ambizioni politiche è il caso del già citato sindaco Newsom, che potrà mantenere alta l'attenzione sulla questione per caldeggiare la sua candidatura a governatore alcuni editorialisti commentano ironicamente l'insolita decisione della Corte Suprema, ennesima dimostrazione della "eccezionalità" californiana: "Il nostro", ha scritto Joe Mathews sul Daily Beast, "è l'unico stato che abbia sia un divieto costituzionale a prova di proiettile sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, sia migliaia di coppie gay i cui matrimoni hanno totale protezione costituzionale".



Cristiano Bosco

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