HOME CHI SIAMO SEGNALA WEBMASTER
 

Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Johannesburg: lo stupro correttivo
Johannesburg: lo stupro correttivo
Gli omosessuali, soprattutto le donne, subiscono ogni genere di abuso nella più completa impunità. Gli stupri sono 500 mila ogni anno
Mercoledì 08 Aprile 2009
di Il Manifesto
in Mondo

Stampa
Segnala ad un tuo amico
Scrivi alla redazione
Fai Notizia

di Serena Corsi

JOHANNESBURG - Churchill la definiva «una Montecarlo incastonata sulla sommità di Sodoma e Gomorra». Sono passati più di settant'anni dalla definizione, che però è ancora assai vicina alla realtà. Johannesburgh è la capitale economica, politica e culturale di un continente intero. Ricca di opportunità non solo finanziarie: cosmopolita, stimolante, vibrante di un repertorio musicale e culturale da antologia. Ma è anche, dati alla mano la città più pericolosa del paese più pericoloso e violento (forse) del mondo, nonché la capitale planetaria delle violenze sessuali.

Del triste primato e della natura ambivalente e contraddittoria della città potrebbe parlare a lungo la comunità gay dalla fine dell'apartheid è piovuta qui da tutta l'Africa a godersi i frutti di una rivoluzione riuscita e che, per una volta, non aveva lasciato indietro i diritti civili relativi all'identità sessuale: grazie all'indomabile attivismo di quell'esigua minoranza omosessuale che, da dentro l' African national congress, riuscì a far entrare nella costituzione del 1994 - la prima democratica in 4 secoli di storia - chiari riferimenti ai pari diritti per le coppie omosessuali, compreso il matrimonio.

Come per tanti altri aspetti del Sudafrica odierno, però, dal 1994 sembrano passati 15 secoli, più che 15 anni. Johannesburg da paradiso della tolleranza sessuale si è trasformata in un inferno per la comunità gay e soprattutto lesbica. Uno sport abominevole si è diffuso nelle township: è il cosiddetto stupro correttivo, ai danni di donne omosessuali da «riportare sulla giusta strada». I casi denunciati a Johannesburg dal 2007 a oggi sono 31, ben 24 dei quali conclusi con l'omicidio della vittima. Ma quelli reali sono sicuramente molti di più: già perseguitata dallo stigma dell'omosessualità, la vittima, quando sopravvive, ha difficoltà a denunciare il suo stupro come correttivo, anche se i suoi aguzzini non le hanno lasciato dubbi in proposito.

Il 7 luglio del 2007 vennero trovate stuprate e uccise a colpi d'arma da fuocodue note attiviste lesbiche, Sizakele Sigasa e Salome Masoa. Fu il primo caso che attirò l'attenzione mediatica e che diede inizio alla campagna di sensibilizzazione sugli stupri correttivi, che prese il nome dalla data del duplice omicidio: 7/7/7. Ma la vera bomba mediatica fu il caso di Eudy Simelane, capitana della nazionale femminile di calcio sudafricana, le Bafana Bafana. L'alba del 28 aprile 2008 Eudy fu trovata seminuda e uccisa con 25 coltellate in un campo di Rya Thema, la township da cui proveniva e in cui ancora vive sua madre. Eudy era anche una nota attivista per i diritti delle omosessuali e la sua brutale uccisione, ed il luogo in cui è avvenuta- la township in cui esplose il movimento gay negli anni '80- scossero tutto il paese. Il caso, mediante pressione diretta dell'Anc, fu risolto dalla polizia in pochissimi giorni. Al contrario delle decine di quelli impigliati per anni nelle maglie della giustizia.

Contro l'impunità assoluta che circonda la violenza sulle donne è nata la campagna «1 of 9», una su nove, a sostegno a quella donna ogni 9 vittime di violenza che, nonostante tutto, decide di perseguire il proprio aguzzino giuridicamente. In questo, al lavoro dell'Equality Project (un programma per la difesa dei diritti degli omosessuali) è profondamente intrecciato quello di Powa (People Opposing Women Abuse), un'organizzazione ormai trentennale che lotta contro la violenza sessuale in Sudafrica. Che non è più solo un crimine. Ma un'epidemia. I numeri parlano da soli: circa 500.000 stupri all'anno, uno ogni venti secondi. Le donne sudafricane che hanno già subito una violenza sessuale sono più di quelle che sanno leggere e scrivere. «E più stupri avvengono - commenta amaramente Carrie, di Powa - più gli stupratori sanno che hanno probabilità di farla franca». E di diventare una minaccia ulteriore per la donna che li ha denunciati. Basta pensare a quello che è accaduto alla donna che nel 2005 accusò Jacob Zuma (l'attuale presidente dell'Anc che, con ogni probabilità, sarà eletto presidente del Sudafrica tra meno di un mese): le sue foto venivano bruciate da una folla inferocita fuori dal tribunale durante le udienze del processo. Zuma fu assolto (anche se le organizzazioni di diritti umani protestarono per diverse anomalie procedurali nel processo) e la donna fu costretta ad abbandonare il paese per la quantità di minacce ricevute, per lo più da gente comune: aveva osato far rischiare la galera al lider maximo.

Che un personaggio simile sia a un passo dalla presidenza la dice lunga sulla subcultura che serpeggia nel paese, e sulla lotta contro i mulini a vento condotta da organizzazioni come Powa ed Equality Project. In un video girato dalla ong Action Aid e dal giornale inglese The Guardian in una township di Johannesburg più di un intervistato afferma che se non ha mai stuprato a sua volta, è perchè non ne ha mai avuto il tempo. E agli stupri correttivi ai danni delle omosessuali si aggiunge la pagina oscura di quelli «guaritivi» ai danni delle giovanissime: è nozione popolare che il sesso con una vergine guarisca dall'Aids, che nei quartieri poveri delle città arriva a colpire un abitante su dieci.

Già, i quartieri poveri. Perchè se è vero che la violenza endemica in Sudafrica costringe i bianchi e la nuova élite nera a rinchiudersi in quartieri blindati, lo è altrettanto che, in realtà, la stragrande maggioranza dei crimini violenti avviene nelle township e nelle baraccopoli abusive. Tra vicini di casa. E le donne, come ovunque nel mondo, sono il bersaglio più facile. Quelle povere e disoccupate hanno più probabilità statistica di subire violenza; fra le povere e disoccupate, quelle provenienti da altri paesi sono le più minacciate. Negli attacchi xenofobi esplosi nel maggio scorso ad Alexandra (una township di Johannesburg) un dato tralasciato dai grandi media fu proprio quello relativo alle donne, target preferito dalle bande xenofobe. Stuprata una straniera donna come punizione allo straniero uomo che verrebbe a rubare lavoro. Pareggiato il conto.

---

«E' saltato il nesso fra diritti sociali e civili»

Phumi Mtetwa militante lesbica

Se. Co.

JOHANNESBURG

Basco grigio calato in testa, bassa statura, sguardo limpido dietro gli occhiali rotondi, età indefinibile. In realtà qualcosa degli anni che porta si può calcolare sapendo di lei che, ancora giovanissima , Phumi Mtetwa è stata una figura fondamentale della lotta per i diritti civili negli anni '80 e '90 e del movimento gay dentro le fila dell'Anc. E' grazie a persone come Phumi che la vittoria del movimento di Mandela alle prime elezioni democratiche sudafricane del '94 non portò con sè lo sciovinismo tipico di altri movimenti di liberazione, e che per questo quella sudafricana del 1995 è, in fatto di diritti civili, la costituzione più avanzata del mondo.

Forse troppo avanzata, come spiega lei stessa: troppo distante dalla società cui dovrebbe essere applicata. E qualcosa deve averlo imparato Phumi, sul grado di salute di una società, girando il mondo a raccontare la storia sua e quella della vittoria per i diritti degli omosessuali in Sudafrica. Che oggi stride dolorosamente con la diffusione degli stupri correttivi e l'omofobia sempre più radicata.

Come state cercando di rispondere al fenomeno degli stupri correttivi?

Innanzitutto rendendolo noto. In una società così pervasa dal crimine violento, non è facile nemmeno isolarlo, quantificarlo, dargli una natura specifica. Ma non possiamo certo fermarci all'aspetto giuridico. Cercare di capirne la natura che lo sottende è dolorosissimo. Quasi tutti gli stupratori sono giovani che non hanno vissuto nè l'apartheid nè la lotta per abbatterla. Non hanno idea di cosa dica la costituzione e perchè. Abbiamo fatto enormi riforme... ma non siamo riusciti a trasmetterle alla società. Che ora attraversa una crisi identitaria pericolosissima.

I numeri della violenza crescono geometricamente di anno in anno. Qual è stata la miccia di questa escalation?

La prosecuzione della povertà dopo la fine dell'apartheid. Il passaggio da una società controllata a una società libera. Le donne, ad esempio, sono più libere, più garantite dalla legge. Il loro corpo diventa l'unico luogo su cui un uomo sente di poter esercitare un controllo, tanto più se è disoccupato e la liberazione dall'apartheid non gli ha dato il benessere che si aspettava.

Da dove si comincia per arginare la deriva?

Innanzitutto, dal lavoro nelle comunità, dal rendere percepibile il collegamento tra diritti civili e altri diritti fondamentali come la casa, l'elettricità, l'acqua, il lavoro. Tornando a batterci come un'unico fronte per colmare il gap seguito alla stesura della costituzione. In un certo senso, la fine dell'apartheid ha costituito anche il collasso di una società civile attiva ed estremamente solidale, che faceva perno proprio sulla lotta antirazzista. Venuto meno questo collante, non solo sono emerse più chiaramente le differenze di principio, ma, e io credo sia peggio ancora, si è lentamente scucita la rete sociale e solidale che proteggeva tutti in quanto neri... e in quanto attivi nella lotta. Negli anni '80 a Kwa-Thema costruimmo il più vibrante e coraggioso movimento gay del continente, oggi un omosessuale a Kwa-Thema deve temere per la propria vita. Non solo: di fatto non sempre sono noti e dichiarati i tuoi gusti sessuali, quindi se sei una donn per evitare rischi dovrai vestirti in modo inequivocabilmente femminile, e viceversa. Stiamo vivendo una torsione di 180 gradi rispetto alla tolleranza degli anni della lotta.

In Sudafrica convivono diverse chiese cristiane. Che ruolo hanno in questo processo?

Abbiamo personaggi di spicco come l'arcivescovo Desmond Tutu che, da religioso, diede un apporto fondamentale al riconoscimento dei nostri diritti all'interno della costituzione del '94. Poi c'è la chiesa metodista che a volte partecipa alle nostre manifestazioni. Ma sono esempi isolati . Per lo più, e includo la minoranza cattolica, ci remano contro o tacciono rispetto ai crimini abominevoli che ci riguardano.

Qual è il ruolo del prossimo presidente sudafricano, Jacob Zuma, nella torsione di cui parla nella società?

Zuma purtroppo rappresenta tutta quella parte dell'African national congress che mandò giù a fatica le leggi che garantivano i diritti degli omosessuali, e che le votarono contro i propri principi perchè costretti dal partito. Oggi quella parte è maggioritaria , e forse quelle stesse leggi saranno messe in dubbio. Le continue esternazioni di Zuma su donne e omosessuali ci fanno temere per i nostri diritti. Vista la popolarità di cui gode, le conseguenze di questo atteggiamento sui comportamenti dei giovani sudafricani sono gravissime.

Questo articolo ha ricevuto 191 visite.



Articoli correlati...

Mr Gay World: le minacce di morte al concorso di bellezza omosessuale Mondo
Lunedì 09 Aprile 2012
Mr Gay World: le minacce di morte al concorso di bellezza omosessuale
Il rappresentante dello Zimbawe è stato costretto a ritirarsi dopo le minacce di morte ricevute dalla sua famiglia. Il concorso era in svolgimento a Johannesburg
di Giornalettismo
Sudafrica: Johannesburg, incubo serial killer dietro omicidi gay Mondo
Martedì 04 Ottobre 2011
Sudafrica: Johannesburg, incubo serial killer dietro omicidi gay
Potrebbe esserci un serial killer dietro le morti di quattro omosessuali, avvenute a Johannesburg negli ultimi dieci mesi. Lo scrive il quotidiano The Star
di Adnkronos



RUBRICHE RISORSE

APPUNTAMENTI
24 maggio: 57. Eurovision Song Contest, II Semifinale, 18 paesi in gara
24 maggio: 57. Eurovision Song Contest, II Semifinale, 18 paesi in gara
Nella SF non trasmessa dalla Rai è in gara la boy band bielorussa Litesound con l’italianissimo varesino Jacopo Massa (video)
26 maggio: 57. Eurovision Song Contest, Gran Finale, 26 paesi in gara
26 maggio: 57. Eurovision Song Contest, Gran Finale, 26 paesi in gara
In diretta su Rai2, Italia, Spagna, Uk, Francia, Germania, Azerbaijan ed altre 20 nazioni gareggeranno nella finalissima di Baku 2012 (video)