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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Omofobia in soffitta, sì di Obama alla dichiarazione Onu sui diritti dei gay
Omofobia in soffitta, sì di Obama alla dichiarazione Onu sui diritti dei gay
STATI UNITI La decisione del presidente ribalta quella dell'Amministrazione Bush. Matrimoni omosessuali, è battaglia in California
Giovedì 19 Marzo 2009
di Il Manifesto
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di Matteo Bosco Bortolaso

NEW YORK Nuovo strappo degli Stati Uniti di Barack Obama rispetto all'era Bush. La Casa Bianca firmerà il documento Onu a favore dei diritti degli omosessuali, osteggiato nei mesi scorsi anche dal Vaticano. L'annuncio è arrivato ieri da Robert Wood, portavoce del dipartimento di Stato Usa.

«Gli Stati Uniti appoggiano la dichiarazione dell'Onu su diritti umani e orientamento sessuale - ha detto Wood durante il suo briefing quotidiano - e sono felici di unirsi agli altri 66 Paesi che hanno dichiarato il loro supporto alla dichiarazione che condanna le violazioni dei diritti umani in base all'orientamento sessuale». Il portavoce ha aggiunto che «gli Usa difendono i diritti umani e criticano le loro violazioni del mondo».

Rispondendo ad una domanda, Wood ha spiegato che l'inversione rispetto a Bush è stata presa «dopo una revisione tra le agenzie Usa, un'attenta revisione», secondo la quale gli Usa non avranno obblighi in seguito dell'adesione. Uno degli argomenti usati dall'amministrazione Bush per giustificare il «no», infatti, era che il documento avrebbe rimesso in discussione i matrimoni omosessuali, ammessi in alcuni stati e vietati in altri.

Il dibattito sul tema è in effetti molto aspro e in questi giorni si sta abbattendo come un ciclone sulla California. Il 4 novembre scorso, proprio nel giorno dell'elezione di Obama, gli abitanti del Golden State hanno avallato con un referendum la cosiddetta Proposition Eight, che riscrive la costituzione californiana mettendo fuori legge le unioni gay. Qualche giorno fa la corte suprema dello Stato ha iniziato ad esaminare la questione, mentre attivisti del movimento omosessuale, ispirati anche dal recente film Milk con Sean Penn, manifestavano contro la Proposition. L'alta corte si pronuncerà entro tre mesi.

Ieri, intanto, sono arrivati numerosi plausi per la decisione di Obama, schieratosi a favore degli omosessuali, ricordati spesso nei discorsi del presidente, il quale difficilmente dimentica di rivolgersi a tutti, gay o straight. «Firmando la dichiarazione - commenta Amnesty International - Obama vuole dare un importante sostegno alla lotta per giungere ad un mondo in cui tutte le persone sono trattate in modo uguale».

Anche altri gruppi a favore degli omosessuali hanno espresso soddisfazione. Mark Bromley, responsabile del Council for Global Equality, ha detto che la scelta della Casa Bianca «costituisce un rimprovero della posizione dell'amministrazione Bush, che negava l'applicazione universale dei diritti umani».

Il documento è una solenne dichiarazione d'intenti che assume particolare rilievo grazie al cappello delle Nazioni Unite. È simile, in questo senso, al documento Onu che chiede una moratoria della pena di morte, approvato nel 2007 dall'Assemblea Generale.

Al Palazzo di Vetro non sono previste nuove discussioni sul documento a favore degli omosessuali. Un portavoce della missione francese all'Onu ha ricordato che la dichiarazione, fortemente voluta proprio da Parigi, è stata approvata lo scorso dicembre come «documento di riferimento». Non c'è bisogno di nuove discussioni se altri Paesi decidono di sottoscriverla.

Finora la dichiarazione è stata adottata da 66 Paesi, compresi i Ventisette dell'Unione europea, il Canada, l'Australia e il Giappone. Sul fronte dell'opposizione, invece, non c'erano solo gli Usa e il Vaticano, ma anche diversi Paesi musulmani. La Siria aveva anzi preparato un contro-documento che aveva raccolto una sessantina di adesioni, dividendo profondamente il parlamento del Palazzo di Vetro.

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