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| Spagna, tre coppie di lesbiche avranno figli |
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| Avranno due madri biologiche (e un padre donatore) |
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| Sabato 14 Marzo 2009 |
| di Avvenire |
| in Mondo |
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MADRID. Avranno due madri biologiche (e un padre donatore).
Fra pochi mesi nasceranno in Spagna i primi tre bambini con due mamme: frutto della legge del 2005 che ha regolarizzato i matrimoni omosessuali e della norma del 2006 sulla fecondazione assistita. Dopo anni di accese polemiche, le leggi approvate durante il primo mandato di José Luis Rodriguez Zapatero cominciano a trasferirsi dal dibattito teorico alla realtà quotidiana della società spagnola.
Per ora sono tre le coppie lesbiche in corso di gestazione. La tecnica utilizzata nei tre casi dal Laboratorio Cefer di Barcellona non è particolarmente difficile: la complessità è legale. Ed etica. Il procedimento è simile all’inseminazione artificiale. Una delle due partner si sottopone ad una cura ormonale: al termine le vengono estratti una decina di ovuli. Settantadue ore dopo la fecondazione in vitro – con il seme di un donante anonimo – l’embrione viene trasferito nell’utero dell’altra donna, che porterà a termine la gravidanza.
«Cerchiamo di fare in modo che il profilo del partecipante maschile nella gestazione sia di razza, peso, altezza, colore di capelli e occhi coerenti con quelli delle future mamme», ha detto candidamente al “Periodico de Catalunya” Simon Marina, direttore del Cefer. Nel caso di coppie non sposate, la donazione di ovuli deve avvenire nell’anonimato. Ma con la riforma del Codice Civile che ha permesso le nozze fra persone dello stesso sesso c’è «la possibilità che le lesbiche possano scambiare i loro ovuli», ha spiegato Marina. Uno dei punti più polemici della legge di fecondazione assistita del 2006 – criticata duramente dalla Chiesa spagnola – fu la diagnosi genetica preimpianto, che implica la selezione degli embrioni. Il primo bambino generato per curare un fratello maggiore malato di una grave forma di talassemia nacque ad ottobre. A gennaio i medici di Siviglia hanno estratto sangue dal cordone ombelicale di Javier, trapiantando le cellule al fratello Andres, di sette anni. Il bambino «ha superato con successo il trapianto e non ha avuto bisogno di trasfusioni», assicurano fonti dell’ospedale. ( M.Cor.) Questo articolo ha ricevuto 294 visite.
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