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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Islanda. Attenti alla vichinga
Islanda. Attenti alla vichinga
La premier lesbica: "l’Islanda è stata condotta alla rovina da valori mascolini"
Giovedì 05 Marzo 2009
di La redazione di Gaynews
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fonte: Finanza e Mercati

da Finanza&Mercati del 03-03-2009

di UGO BERTONE

Attenti alla vichinga. La scure di Johanna Sigurdardottir, nuovo primo ministro di Islanda, si è abbattuta senza pietà, nel week end, sulla testa del governatore della Banca centrale, l’ex primo ministro David Oddson, capo del governo dal 1991 al 2004, che fino all’ultimo si è rifiutato di dar le dimissioni da banchiere centrale (poltrona che occupava dal 2005), forte della legge che vietava la rimozione del presidente della Sedlabanki (la via Nazionale di Reykiavik) per sette anni dalla nomina. Giovedì scorso il Parlamento ha cancellato il divieto. E venerdì la premier già annunciava alla tv: «Domattina Oddson sarà disoccupato». Difficile rintracciare un sostituto su due piedi, in un momento cosìdrammatico. Ma ci vuol altro per fermare la premier. Per fare in fretta miss Sigurdardottir ha fatto ricorso al «lavoro in affitto»: l’incarico, Già, in via provvisoria, è stato assegnato ad uno straniero, il norvegese Svein Harald Oygard.

Non stupitevi di queste misure eccezionali. L’Islanda, si sa, è il primo Paese ad esser andato a gambe all’aria nella crisi globale. Le grandi banche private, la Landsbanki come la Kauphting, nazionalizzate, sono stracolme di prestiti che i giovani yuppies spuntati dai geysers, tipo Jon Asgeir Johanesson (uno che al compleanno della sua holding Baugur aveva invitato Bill Clinton e Tina Turner), non hanno alcuna idea di come ripagare. Intanto, gli Icelandic bonds si sono rivelati un incubo per i risparmiatori di mezza Europa, Italia compresa. Gordon Browne ha concesso un prestito all’Islanda perché ripaghi i debiti contratti con le famiglie inglese dalla Icesave, la banca online di Landsbanki. Non stupisce, insomma, che la piccola isola a due passi dall’Artico, debba usare le maniere forti per risvegliarsi da un sogno che è diventato un incubo: trasformare un Paese da 300 mila abitanti in una piattaforma della finanza globale, che si è indebitata otto volte il pil per acquistare, ad esempio, una bella fetta dei negozi più chic di Londra.

Ma non sta qui la novità delle riforme che il premier Johanna, 66 anni, alla guida di un governo rosso-verde, lesbica dichiarata, intende avviare a tappe forzate. All’insegna della tardizione: «Quando i vichinghi andavano per mare - ha detto - erano le donne a gestire l’economia. E non solo».

Già, nella terra di Bondadagur (la festa del marito, quando gli uomini per ventiquattr’ore fanno i mestieri e servono in ogni cosa moglie fidanzate), è scattata la rivoluzione rosa. Salvo il neo banchiere centrale, non a caso in affitto, la ripresa è affidata alle signore. Tipo il trio che guida Audur Capital, dal nome di un’eroina vichinga: Halla Tomasdottir, Kristin Petursdottir e nientemeno che Bjoerk, la cantante-attrice che ha investito tutti i suoi capitali per questo venture capital «verde». «L’Islanda - spiega la signora Tomasdottir - è stato il primo Paese ad entrare nella crisi. Potremo essere il primo ad uscirne. Con un occhio agli investimenti con ricadute sociali, utilizzando strumenti semplici e poco rischiosi. In piena indipendenza». E gli uomini? «Ne abbiamo un paio. In seconda linea».

Non è un’eccezione: Johanna Waagsfioerd ha preso il controllo di Hagar, holding di partecipazioni retail. Elin Jonsdottir, 42 anni, avvocatessa, ha assunto le redini di Arev, la società di investimenti in cui erano concentrate le partecipazioni estere di Baugur- «Non mi faccio illusioni - ammette - Sì, l’Islanda è stata condotta alla rovina da valori mascolini. Ma si fa presto a degenerare». Vero, le replica a distanza Hrund Rudolfsdottir, direttore di una società di investimenti strategici, la Milestone. «Ma il Paese ha solo da guadagnare se si serve di risorse nuove e competenti, capaci di veder le cose da un punto di vista nuovo. L’Islanda ha da anni una grande partecipazione femminile al lavoro. Ma tutti i banchieri erano uomini...». Attenti alle Vichinghe.

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