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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Cambia l'Armada che ha il record dei golpe (e accoglie anche i gay)
Cambia l'Armada che ha il record dei golpe (e accoglie anche i gay)
La riforma dei militari più «cattivi» del continente: chiusi i tribunali militari, via la pena di morte, ammessi gli omosessuali...
Lunedì 02 Marzo 2009
di Il Manifesto
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di Sebastian Lacunza

BUENOS AIRES - Gli omosessuali potranno far parte delle Forze armate. I soldati saranno sottoposti alla giustizia civile per qualsiasi delitto militare, cessa di esistere il «tribunale speciale», non potranno essere condannati a morte, verranno perseguiti con particolare durezza gli abusi sessuali da parte di superiori. Non accade in un paese scandinavo o in Canada ma in Argentina, paese i cui nei decenni scorsi i militari hanno battuto il record di colpi di stato e di violazioni dei diritti umani.

La misura è stata promulgata dalla presidente Cristina Fernandez Kirchner dopo che il parlamento in agosto aveva approvato a larga maggioranza la riforma e un termine di sei mesi per la sua entrata in vigore. Una squadra di funzionari del ministero della difesa, organizzazioni per i diritti umani e giuristi avevano elaborato il progetto per cambiare il Codice di giustizia militare datato 1951, uno schema legale pieno di disposizioni assurde che ha accompagnato le dittature e le deboli democrazie del paese.

La nuova legge è stata definita «inedita» in America latina. Ed è un passo significativo nel cammino verso la «normalizzazione» della vita dei militari nella società argentina, in consonanza con i processi giudiziari ripresi dal 2004 per i crimini dell'ultima dittatura (1976-1983).

Fatto comprensibile ma paradossale, le Forze armate argentine negli ultimi anni appaiono come le più rispettose delle norme democratiche nel continente, nonostante centinaia di ex militari siano sotto processo. Tutto indica che tra i militari prevale una ideologia di destra, e alcuni di essi - forse la maggioranza - non sono d'accordo con i processi al terrore di stato. Certo un settore disprezza le Madri di Plaza de Mayo. Ma è sicuro che istituzionalmente, i capi di Fuerza Aerea, Ejercito e Armada hanno da anni condannato la dittatura, non sostengono opinioni politiche, obbediscono al potere civile e nemmeno menzionano la possibilità di intervenire in un conflitto interno. Il contrario di Colombia, Brasile, Perù, Bolivia, Ecuador, Paraguay, Uruguay e Cile, dove l'esercito rese gli onori militari a Pinochet quando morì due anni fa.

Dal 1930, quando i militari argentini abbatterono il governo democratico centrista con un golpe ideologicamente nazista, le Forze armate argentine iniziarono una tradizione dittatoriale e elitaria. Storicamente i golpisti argentini si dividono in una corrente nazionalista, dalla quale nacque come leader democratico Juan Domingo Peron nel 1945, e un'altra di ispirazione liberale. I colpi di stato - sei nel XX secolo, sempre appoggiati da civili - hanno condotto all'olocausto argentino che cominciò nel 1975: il governo militare fu presieduto da un liberale, Jorge Rafael Videla, che condivise il potere con un populista, Eduardo Massera, e con nazionalisti come Carlos Guillermo Suarez Mason e Luciano Benjamin Menendez. Con il paese decimato, la gioventù massacrata e la crisi economica, nazionalisti e liberali finirono esposti a atrocità bestiali. Dal 1983 ci sono stati altri tentativi di golpe, come quelli di Aldo Rico, un tenente colonnello di ultradestra oggi insolitamente ammesso nel kirchnerismo. Ma la presenza di Madres e Abuelas, Hijos e altre organizzazioni ha permesso che la lotta per la giustizia non finisse, anzi. Dal 2003, con il peronista di centrosinistra Nestor Kirchner presidente, sono stati modificati i piani di studio dei licei militari, campi di concentramento sono diventati musei e centri culturali, le forze armate sono state depurate dai rigurgiti dittatoriali. E sono stati staccati dalle pareti delle ultime caserme i quadri con la faccia da uomo compassionevole che aveva Videla, oggi detenuto in un carcere comune.

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