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| Fallisce lo sciopero americano |
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| In molti hanno aderito senza però chiudere le saracinesche a causa delle recessione |
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| Venerdì 12 Dicembre 2008 |
| di Il Riformista |
| in Mondo |
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di Fabrizio d'Esposito
Un flash d'agenzia contrassegnato da due asterischi ieri ci ha informato che: «Gay: P. Lombardi, Vaticano non li criminalizza». Surreale. Anzi no, considerato che nei giorni scorsi la Santa Sede si era pronunciata contro la depenalizzazione dell'omosessualità, trasformandola in un ossimoro da osteria a tinte drammatiche. Padre Lombardi, direttore della sala stampa del Vaticano, ha però ribadito che non «tutti gli orientamenti sessuali vadano messi esattamente sullo piano». In pratica, quello che ha fatto la Rai l'altra sera censurando la scena del bacio tra i due cowgay di Brokeback Mountain.
Insomma, da noi, cioè in Italia, sono giorni intensi per la questione omosex, soprattutto dopo il trans-trionfo di Luxuria all'Isola. La crisi, la recessione non scalfiscono nemmeno un po' le rivendicazioni di genere. I gay godono di ottima salute mediatica, viste le polemiche. Quanto durerà?
L'interrogativo irrompe alto e forte dopo aver letto un'altra notizia di ieri. Proveniente stavolta dagli Stati Uniti: è fallito lo sciopero gay contro l'esito del referendum californiano che ha messo al bando i matrimoni omosessuali in quello Stato. La protesta, intitolata «Un giorno senza gay», voleva far sentire «il peso della comunità omosessuale sull'economia nazionale». In molti hanno aderito senza però chiudere le saracinesche a causa delle recessione. Persino nel distretto di Castro, roccaforte gay di San Francisco, lo sciopero è andato male. Potenza dei soldi. Altro che Vaticano.
12/12/2008 Questo articolo ha ricevuto 167 visite.
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