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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Mahmoud e Ayaz Si amavano. Impiccati
Mahmoud e Ayaz Si amavano. Impiccati
I ragazzi iraniani diventati un simbolo
Martedì 02 Dicembre 2008
di Corriere della Sera
in Mondo

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MILANO — Per la stampa locale erano semplicemente M.A. e A.M. A restituire loro almeno la dignità del nome è stato il coraggio dell'Agenzia giornalistica degli studenti iraniani e lo sdegno di tutto il mondo libero. Troppo tardi per fare di più: Mahmoud Asgari e Ayaz Marhoni, diciott'anni il primo e non ancora maggiorenne il secondo, erano già stati consegnati nelle mani del boia.

I ragazzi sono stati impiccati il 19 luglio del 2005 nella città di Mashad, nel Nordest dell'Iran. Le corti numero 19 e quella Suprema li hanno riconosciuti colpevoli dello stupro di un tredicenne. Secondo le associazioni che difendono i diritti dei gay si è invece trattato solo di una tremenda montatura, di «una cortina fumogena» per punire un altro reato: l'omosessualità.

I due amici hanno confessato la loro relazione alla fine di un interrogatorio scandito da 228 frustate ciascuno (ufficialmente inflitte per furto e consumo di bevande alcoliche). Dopo aver trascorso quattordici mesi in carcere (erano dunque entrambi minorenni al momento dell'arresto), sono stati caricati in una gabbia sistemata su un camion e portati in piazza Edalat. Nella «piazza della Giustizia» c'erano anche gli studenti iraniani: a loro si devono le immagini che hanno fatto di Mahmoud e Ayaz dei simboli dell'omosessualità vittima della violenza fondamentalista.

Si vedono i giovani condannati con le manette ai polsi e le lacrime agli occhi: «Non sapevamo di aver commesso un reato punibile con la morte», avrebbe detto uno dei due ai giornalisti iraniani a cui è stato concesso di raccogliere le loro ultime parole. Poi le bende a coprire le lacrime, la folla in attesa. Pochi istanti più tardi Mahmoud e Ayaz non singhiozzano più. Ecco l'ultima foto: due uomini incappucciati gli stringono le corde intorno al collo.

L'associazione britannica Outrage ha denunciato che il dispaccio dell'agenzia studentesca non faceva alcun riferimento allo stupro del tredicenne, elemento processuale citato solo in fonti successive. E ancora: «Perché il nome della presunta vittima non è mai indicato nonostante la legge iraniana preveda che anche chi subisce reati sessuali debba comparire in tribunale?».

Secondo gli attivisti dei diritti umani in Iran sarebbero oltre 4 mila le lesbiche e i gay uccisi nel Paese da quando gli Ayatollah hanno conquistato il potere nel 1979.

2005 Mahmoud e Ayaz sul patibolo

Fabio Cutri

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