 |
| USA. Nozze gay, anche Sundance finisce sotto accusa |
 |
| Hollywood rivolge la sua attenzione a una battaglia più «locale», quella a favore dei matrimoni omosessuali |
 |
| Martedì 25 Novembre 2008 |
| di Il Manifesto |
| in Mondo |
|
 |
|
Giulia D'Agnolo Vallan
NEW YORK
Dopo aver concentrato I suoi sforzi affinché Barack Obama si assicurasse la Casa Bianca, Hollywood rivolge la sua attenzione a una battaglia più «locale», quella a favore dei matrimoni omosessuali. Veglie al lume di candela e una serie di boicottaggi sono tra le opzioni con cui l'ala più liberal delle comunità dello spettacolo sta valutando di rispondere al passaggio della proposizione numero 8 che, dal 4 novembre scorso, ha reso illegali in California le nozze gay. Non si tratta di una strategia facilissima da navigare, visto che, paradossalmente, alcuni dei possibili boicottaggi andrebbero ai danni di istituzioni che hanno fatto molto non solo per il cinema indipendente ma per quello omosessuale e, più in generale, per la libera circolazione di idee.
Al centro del mirino, per esempio è finito anche il Sundance Film Festival -«punibile» non solo perché lo Utah che lo ospita è lo stato dei mormoni (il cui contributo finanziario -genialmente sollecitato dalla diocesi di San Francisco- è stato determinante per la vittoria della prop. 8) ma perché il festival di Redford si svolge in una multisala Cinemark, circuito il cui Ceo, Alan Stock, ha donato 9.999 dollari a favore della proposizione. Un'analoga donazione è stata fatta anche da Richard Reddon, mormone direttore del Los Angeles Film Festival, altra vetrina di cinema indie organizzata - come gli Independent Spiritis Awards (la versione Off Hollywood degli Oscar)- dall'associazione Film Independent, nel cui consiglio d'amministrazione si trovano Forest Whitaker, Don Cheadle e il regista/attivista gay Bill Condon.
Disertare l'abituale appuntamento di gennaio a Park City, il festival losangelino o la cerimonia degli Awards che si tiene a Santa Monica sono mosse sponsorizzate da alcuni. È il caso per esempio di Gregg Araki, uno dei padri spirituali e delle anime più ribelli del queer cinema, che ha già chiesto le dimissioni di Richard Reddon. «Se (Reddon) avesse contribuito finanziariamente a una campagna di odio contro neri, ebrei o altre minoranze, per lui ci sarebbero molte meno scuse.
La terribile ironia è che dirige un festival inteso a promuovere parità e tolleranza», ha dichiarato Araki al Los Angeles Times». In effetti, pare che Reddon le dimissioni le abbia offerte, ma sono anche state rifiutate. «Certo che discriminare contro gli omosessuali è grave quanto farlo contro gli ebrei o i neri. Ma c'è gente come Richard che vede la prop. 8 come una questione religiosa, non di diritti civili. È un loro diritto, e non necessariamente una prova di bigottismo», risponde ad Araki Bill Condon . Cauta è anche la produttrice Christine Vachon, un'altra colonna del queer cinema (Poison, Go Fish, Boys Don't Cry....), e che come Araki deve molto dei suoi inizi e della sua fortuna a Sundance. «Non riesco proprio a digerire l'idea che si debba chiedere la testa di qualcuno per ciò in cui crede», ha detto Vachon, osando in più un tocco di autocritica: «Parecchi eterosessuali non hanno capito che il matrimonio gay è una questione di diritti civili. Il che significa che non siamo stati abbastanza bravi a comunicarlo. Dobbiamo fare di più».
E una situazione delicata si sta creando anche intorno a Milk, l'atteso film sul consigliere comunale di San Francisco Harvey Milk (fu il primo gay «dichiarato» eletto a un pubblico ufficio), ucciso nel 1978. In arrivo in alcune città Usa a partire da domani, il nuovo lavoro di Gus Van Sant metterà inevitabilmente a confronto le lotte per i diritti omosessuali di trent'anni fa e quelle di oggi.
Non solo Milk (interpretato da Sean Penn) è una figura di grande portata simbolica. Ma una delle sue crociate (e una crociata vittoriosa) fu proprio quella contro un'altra proposizione, la numero 6, intesa a limitare I diritti gay in California «Se la proposizione passa, bisogna lottare come dei dannati» è una famosa frase di Milk, che torna in un punto chiave del film.
Proprio per quello, parecchi attivisti hanno suggerito di allestire proteste contro la proposizione 8 in concomitanza con l'uscita della pellicola. Ma quando, nel corso della scorsa settimana scorsa, Lance Black e Cleve Jones (rispettivamente lo sceneggiatore e uno dei consulenti storici del film) hanno pubblicato sul San Francisco Chronicle un appello al neo presidente Barack Obama per una legislazione federale in tutela dei diritti gay (matrimonio incluso), i due non hanno citato Milk, che uscirà tra l'altro anche in sale Cinemark (contro cui è già stato indetto un boicottaggio ad hoc, NoMilkforCinemark.com) .
Questo articolo ha ricevuto 156 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|