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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Dai matrimoni gay ai farmaci e alla prostituzione la California vota per una raffica di referendum
Dai matrimoni gay ai farmaci e alla prostituzione la California vota per una raffica di referendum
Non solo presidenziali, molti dei quesiti sponsorizzati da miliardari
Lunedì 03 Novembre 2008
di La Sicilia
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Washington. Non di sola Casa Bianca sono fatte le elezioni in California. A San Francisco e dintorni il voto che gli elettori sono chiamati a esprimere riguarda anche una serie di altre istanze, alcune ritenute legittime, altre meno, che nulla hanno a che vedere con la scelta del 44° presidente degli Stati Uniti.

In passato era successo spesso che la scheda elettorale californiana fosse «affollata» di quesiti. Ma non erano mai stati così numerosi come per queste presidenziali 2008. Dai matrimoni gay alla prostituzione, dai farmaci alle auto ecologiche, sono a decine in California i referendum che accompagnano il voto con quesiti diversi.

A San Francisco, per esempio, gli elettori fin da martedì scorso (da quando cioè a dire si è aperto il voto anticipato) vanno alle urne per votare anche sulla cosiddetta «Proposition K», la proposta per depenalizzare la prostituzione. Qualora il referendum la approvasse, la nuova misura non legalizzerebbe il sesso a pagamento (del resto sarebbe proprio in contraddizione con una legge dello Stato che lo proibisce), tuttavia introdurrebbe una serie di norme che, di fatto, impediscono alle autorità di polizia di svolgere indagini, perseguire e arrestare tutti coloro che offrono sesso a pagamento, siano essi uomini o donne. È una legalizzazione nei fatti.

Questo referendum, per il quale peraltro si è già cominciato a votare, ora preoccupa le autorità cittadine. Il sindaco, Gavin Newsom, in una conferenza stampa ha detto esplicitamente che consentire un voto di questo tipo è stato un «grosso errore». Perchè potrà anche essere condivisibile che la prostituzione non è un reato in sè, ma ad essa sono spesso correlate tutta una serie di attività criminali che devono essere perseguite.

Su questo punto San Francisco è divisa, nonostante sia la città più tollerante e «liberal» d'America.

La «Proposition K» non è l'unico quesito extraelettorale che accompagna le elezioni in corso. Ve ne sono a decine, e alcuni di loro sono stati sostenuti e spinti da alcuni gruppi miliardari che hanno sponsorizzato le relative petizioni. Tra gli altri - come ha riferito ieri il «Los Angeles Times» - il finanziere George Soros, che vuole che sia cambiata la legge sui farmaci; il tycoon dell'alta tecnologia Henry T. Nicholas, che spinge per pene più severe contro la criminalità; il petroliere T. Boone Pickens, che spera che siano approvate misure su finanziamenti e agevolazioni per automobili ecologiche.

Ciascuno di questi miliardari ha sponsorizzato petizioni più che legittime, in base alle quali il relativo quesito è stato inserito nell'appuntamento elettorale del 2008.

Di «quesiti-altri» rispetto alle presidenziali ce ne sono a decine. Ma quelli sponsorizzati da miliardari sono almeno cinque. E se fosse che dietro l'approvazione di ognuno di quei quesiti si nascondessero soltanto delle opportunità di business? Non c'è forse nel meccanismo delle petizioni popolari quello che il giornale definisce «un abuso d'iniziativa»? Agli esperti di diritto costituzionale la risposta. Gli elettori californiani, intanto, sono già alle prese con il voto ormai da quasi una settimana.

E c'è da dire in proposito che il candidato repubblicano John McCain si affida, nell'Ohio, alla popolarità di Arnold Schwarzenegger, ex culturista, ex attore, governatore della California, uno che potrebbe essere presidente se non fosse nato fuori dagli States.

Schwarzy ha ridicolizzato la politica e la prestanza fisica del candidato democratico alla presidenza americana Barack Obama. Intervenendo a un comizio repubblicano a Columbus, ha invitato il senatore nero a iscriversi alle sue prossime lezioni, «perché ha bisogno di fare qualcosa per le sue gambe magre», ha detto.

Ha poi attaccato i bicipiti scarni del candidato democratico, ma ha espresso scetticismo sulla possibilità di «mettere carne sulle sue idee», al contrario di John McCain che si mostra invece come una vera roccia: «Il suo carattere e le sue idee sono solide», ha detto l'ex attore.

Luciano Clerico

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