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| Spagna. Gay, aborto e fede la regina si confessa |
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| Trecento pagine in sintonia con la destra: la Casa Reale costretta a una precisazione |
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| Venerdì 31 Ottobre 2008 |
| di la Repubblica |
| in Mondo |
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di ALESSANDRO OPPES
MADRID - «Posso capire, accettare e rispettare che ci siano persone con un´altra tendenza sessuale. Ma che si sentano orgogliosi di essere gay? Se tutti noi che non siamo omosessuali dovessimo scendere in piazza, manderemmo il traffico in tilt». Chi l´avrebbe mai detto. Sempre così discreta, così riservata. Persino timida, dicono. Nelle sue innumerevoli apparizioni pubbliche, era solita sorridere e tacere. Oppure dispensava brevi frasi improntate al buonsenso. Lo stesso copione per anni, anzi decenni. Fino a ieri, quando la pubblicazione di un libro-intervista con la regina Sofia ha provocato in Spagna un´ondata di indignazione e di reazioni stupefatte. «Ho meno libertà d´espressione di te», dice alla giornalista Pilar Urbano che le chiede un´opinione sul «perché non stai zitto» profferito dal re Juan Carlos un anno fa all´indirizzo di Hugo Chávez. Ma la riservatezza della sovrana finisce qui.
Nelle oltre trecento pagine di colloquio-confessione, la regina parla di tutto, e in particolare di politica, con una visione del mondo molto vicina alla destra politica e perfettamente in linea con le idee del cardinale Rouco Varela, arcivescovo ultraconservatore di Madrid. L´aborto? «Assolutamente contraria». L´eutanasia? «La vita e la morte non stanno nelle nostre mani». I matrimoni gay? «Se quelle persone vogliono vivere insieme e sposarsi, può essere un loro diritto, o no, secondo le leggi del loro paese: ma che non lo chiamino matrimonio, perché non lo è».
Alla vigilia del suo settantesimo compleanno, Sofia di Grecia parla a ruota libera. In poche frasi, risolve questioni che da anni sono al centro dello scontro politico e che dividono la società spagnola. Come quando dice che «bisogna insegnare la religione nelle scuole», perché - è la sua curiosa opinione - «i bambini hanno bisogno di una spiegazione dell´origine del mondo e della vita». Su Ceuta e Melilla non ha dubbi: «Sono spagnole». Poi ricorda il «dispiacere» provocato, lo scorso anno, dal rogo di foto della famiglia reale in Catalogna. Ma sentenzia: «Sono solo foto, non bruciano noi. Bruciano foto, pezzi di carta che si spegneranno presto». E infine assicura che la continuità ai vertici dello Stato è garantita. Il re «non abdicherà mai. Non è mai rientrato nei nostri piani».
Lo stupore per le esternazioni della sovrana è pressochè generale. E ancor più dopo che la Casa Reale ha confermato di aver dato il beneplacito alla pubblicazione del libro «La Regina molto da vicino», dopo averlo esaminato attentamente. Le reazioni più dure vengono dalle organizzazioni omosessuali, che pretendono le scuse della regina. Drastico il portavoce di Izquierda Unida alle Cortes, Gaspar Llamazares: «Per fortuna, nello Stato spagnolo, il re regna ma non governa. E neppure la regina governa». Lo scandalo è tale che, a tarda sera, la regina è costretta a diffondere una imbarazzata smentita: un comunicato della Casa Reale parla di «inesattezza delle parole che vengono attribuite» alla sovrana, ma poi dichiara che le sue «supposte affermazioni» sono state fatte «in ambito privato». Un pasticcio che sembra destinato a pesare sull´immagine della monarchia come istituzione neutrale.
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