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| La crisi affonda i valori di Bush via dalla scena aborto, fede e gay |
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| In quattro anni c´è stato un cambio di priorità anche tra i cattolici e gli evangelici |
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| Venerdì 10 Ottobre 2008 |
| di la Repubblica |
| in Mondo |
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di MARIO CALABRESI
New york - Quattro anni fa George W. Bush vinse le elezioni chiamando gli americani alla mobilitazione per vincere la "guerra al terrorismo" e la "guerra dei valori". Il suo geniale stratega Karl Rove riuscì, come aveva teorizzato, ad «incendiare le praterie» richiamando alle urne gli elettori più religiosi spaventati dall´aborto, i matrimoni gay e la ricerca sulle cellule staminali. I quotidiani delle due coste, il giorno dopo le elezioni, recitarono il mea culpa ammettendo di non aver capito che nel Paese il tema dei valori era diventato cruciale e determinante.
Nel dibattito di martedì scorso a Nashville sono state fatte 21 domande ai due candidati, ma nessuno ha chiesto a Barack Obama o a John McCain cosa pensassero delle interruzioni di gravidanza, delle coppie dello stesso sesso, della preghiera, di cosa si può fare nei laboratori di ricerca, dell´etica, dei valori o della famiglia. E pure nel dibattito precedente in Mississippi la «politica dei valori» non era apparsa sulla scena. Sono passati soltanto 4 anni ma i temi che stanno disegnando la campagna elettorale parlano di un´America completamente diversa.
Da una prima lettura dei sondaggi emerge subito con chiarezza che di fronte alla crisi economica ogni altro argomento è passato in secondo piano: la paura di perdere la casa, il lavoro, i risparmi e di non poter pagare l´assicurazione sanitaria hanno spazzato via ogni discussione sui valori. L´ultimo sondaggio della Cnn sui temi che stanno più a cuore agli elettori parla chiaro: al primo posto con il 58 per cento c´è l´economia, al secondo la sanità e poi, nell´ordine, terrorismo, Iraq e immigrazione. Una rilevazione del canale televisivo conservatore Fox conferma questi dati e mette l´aborto al settimo posto: solo il 4 per cento degli intervistati ha detto di ritenerlo un argomento determinante per decidere chi mandare alla Casa Bianca, mentre il 46 per cento ha risposto «economia e lavoro».
George Bush aveva avuto la capacità di riscrivere l´agenda delle priorità americane: nel 2000 vinse appropriandosi delle questioni morali e impegnandosi a «riportare l´integrità» alla Casa Bianca dopo gli scandali clintoniani, nel 2004 lanciò la battaglia dei valori, tanto che tra chi frequentava con regolarità la chiesa si impose su John Kerry di oltre venti punti. Oggi non sappiamo chi vincerà le elezioni, ma i sondaggi, le domande ai candidati, i loro programmi, i comizi e gli spot televisivi ci raccontano che le priorità sono tutte legate ai bisogni primari dei cittadini più che ai loro valori.
Questa spiegazione potrebbe apparire sufficiente e definitiva nei giorni in cui Wall Street crolla a ripetizione, ma le ricerche condotte tra i fedeli americani dimostrano che è successo qualcosa di più e di diverso: in soli quattro anni si è registrato un cambio di priorità anche tra i cattolici e gli evangelici, soprattutto tra i più giovani. Uno studio appena ultimato dal centro di ricerca sulle fedi religiose "Faith in Public Life" di Washington racconta come il più grande spostamento di consenso tra il 2004 e il 2008 sia tra gli elettori che vanno in chiesa una o due volte al mese: il 49 per cento votarono per Kerry, ora il 60 per cento dice di sostenere Obama. McCain mantiene un vantaggio significativo tra gli elettori che frequentano la chiesa almeno una volta alla settimana (venti punti) mentre Obama è in testa tra chi si dice fedele ma va a messa meno di una volta al mese. Ma perfino tra gli evangelici bianchi, la base elettorale del successo repubblicano, le priorità appaiono fortemente cambiate, tanto che il 78 per cento dice di essere interessato all´economia, poi al terrorismo, ai temi energetici, alla guerra in Iraq e alla sanità, mentre l´aborto arriva soltanto sesto e i matrimoni gay finiscono all´ultimo posto (solo il 28 per cento dei cittadini dice che è un tema importante).
Anche tra i giovani religiosi ci sono novità: il 55 per cento dei cattolici con meno di 34 anni si schiera con Obama, il 40 con McCain. I giovani evangelici bianchi restano invece nettamente per McCain ma rispetto ai loro genitori sono meno conservatori: il 47 per cento si oppone a matrimoni e unioni civili tra persone dello stesso sesso, contro il 61 per cento tra chi ha più di 35 anni.
Per rendersi conto cosa è successo basta visitare la culla degli ultrà evangelici: la Bob Jones University in South Carolina. Lì ti raccontano che continuano a credere in Dio e nei valori ma non più in Washington e che la redenzione passa per il privato e non per la politica.
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