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| Un candidato gay alle politiche di San Marino |
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| Michele Pazzini, candidato alle elezioni 2008 come indipendente nella lista di Sinistra Unita, racconta la sua candidatura |
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| Mercoledì 08 Ottobre 2008 |
| di Comunicato stampa |
| in Mondo |
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Pazzini, attivista del movimento LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) della Repubblica di San Marino, racconta:
“Mi è sempre piaciuto pensare di vivere in un paese che precorre i tempi. Purtroppo, in materia di diritti civili viviamo
nell’arretratezza. In particolare mi riferisco alle unioni civili. E quando parlo di unioni, faccio un discorso a 360 gradi in
cui includere ogni tipologia di coppia: uomo-donna, uomo-uomo e donna-donna. Geograficamente San Marino si trova in
mezzo a nazioni in cui il riconoscimento delle coppie di fatto avviene già da diversi anni. Ciò che mi sono sempre chiesto è
perché anche nel nostro paese non è possibile ottenere giustizia. Le coppie che convivono, attendono una risposta concreta
ai loro bisogni, per evitare quell’odiosa discriminazione che continuano a subire. Per una qualsiasi coppia è indispensabile
poter vivere nella legalità: questo significa che i diritti successori, di assistenza e di decisione nelle cure, sono costituiti da una
normativa chiara basata sulla tutela. Ci sono coppie, giovani e meno giovani, che vivono nel disagio e pretendono, con tutta la
legittimità, gli stessi diritti che tutti hanno, cioè: accesso alle liste per le case popolari, agli asili nido quando ci sono dei figli,
l’accesso a contributi e sostegni.
In Italia, ad esempio, cosa sta succedendo? Le città di Pescara e Grosseto hanno riconosciuto il Registro delle Unioni Civili, per
mezzo del quale, coppie eterosessuali e omosessuali possono risultare come coppie: questi registri al momento hanno solamente
un valore simbolico, rilasciano un certificato che attesta la formazione di una nuova famiglia, poi dal lato pratico le cose cambiano
ben poco. Segnano però una nuova conquista culturale e sociale per queste città, perché riconoscere le unioni civili significa
accettare, e non sminuire i valori della famiglia.
Io vorrei che anche San Marino non stesse ad occhi chiusi e iniziasse invece a confrontarsi con questi temi, con la modernità, che
non è solo economia. La mia idea non è quella di istituire detti registri anche a San Marino (che sì, servono alla crescita culturale del
paese, e dei politici) ma possiamo anche benissimo saltare questo passo e andare subito al sodo: al riconoscimento legale delle
coppie di fatto a tutti gli effetti. Questo significherebbe elevare il nostro stato sia di livello culturale che di livello giuridico in riferimento
alle unioni civili. Sono pretese troppo grandi? No, sono Diritti.
La società è pronta a questi cambiamenti, infatti la società realizza coppie di fatto a ritmi molto più elevati rispetto alle classiche
coppie che ricorrono all’istituto del matrimonio, è la politica che non è mai riuscita a stare al passo con i tempi della società e a
risolvere problemi che affliggono ingiustamente una larga fetta della società. La società è pronta anche grazie all’impegno che il
movimento LGBT nel mondo, in questi ultimi quarant’anni, ed ora finalmente anche a San Marino, ha svolto nel tessuto culturale e
sociale, modificando l’approccio nei confronti dell’omosessualità. E’ per questo che c’è molta coesione tra le coppie etero e quelle
gay, perché vivono nella medesima situazione discriminante, con la differenza vantaggiosa che quelle eterosessuali possono
comunque ricorrere al matrimonio. E dato che la società è cresciuta, ora tocca alla politica. Per questo sono sceso direttamente
in campo, bisognava che lo facesse pur qualcuno prima o poi!
E’ giunto il momento che la politica smetta di guardare ammutolita da un’altra parte e invece riconosca diritti e dignità sociale agli
amori, siano essi fra uomo-donna, donna-donna o uomo-uomo. E’ ora di garantire il rispetto e la tutela anche a quei cittadini che finora
sono stati dimenticati, che però cooperano allo sviluppo del paese e, come tutti, pagano le tasse. Le coppie di fatto sono, volenti o
nolenti, parte integrante della nostra società. La politica, pertanto, deve smettere sia di tenere le porte chiuse alle famiglie
non-convenzionali, che di prodigarsi a fare le solite filippiche sulla salvaguardia della famiglia tradizionale, sulla denatalità e sulla difesa
dei valori tradizionali, perché in questo modo la politica viene meno al suo ruolo istituzionale più alto che è appunto quello della
amministrazione della 'polis' per il bene di tutti i cittadini che abitano quell’area, e non solo di alcuni di questi.
Mi aspetto che i candidati più conservatori cavalcheranno con toni aulici la difesa della famiglia tradizionale e di tutti i valori ad essa
riconducibili, ma in questo modo daranno voce ad un mondo vero a metà, enunciando vaneggiamenti egoisti fatti da poche persone e da
sistemi economici la cui moralità andrebbe ben discussa.”
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