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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Gli schiavi sessuali dell'ex Armata Rossa
Gli schiavi sessuali dell'ex Armata Rossa
Nella sola San Pietroburgo esistono da tempo ben tredici agenzie specializzate nella prostituzione dei cadetti dei collegi militari
Lunedì 15 Settembre 2008
di La Stampa
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Il Cremlino vorrebbe dare un’immagine machista dell’esercito. In realtà ha il record mondiale della prostituzione tra militari

di KLAUS DAVI

Vincitore in Georgia, ma minato da pesanti dicerie in patria. L'esercito di Putin attraversa un’indubbia fase positiva dal punto di vista dell'immagine interna dopo il vincente «blitzkrieg» georgiano. Ma questi successi non bastano a oscurare un dramma che sta pesantemente compromettendo il morale dei soldati dell'ex Armata Rossa e rappresenta un'ombra senza precedenti per l'immagine machista che Putin vuole proiettare nel mondo del suo esercito.

E non stiamo parlando di gossip. Qui ci sono documenti ufficiali che accusano. Come quello delle Nazioni Unite, pubblicato di recente dalla «Komsomolskaja Pravda» secondo cui l'ex Armata Rossa è in testa alle classifiche mondiale per la prostituzione dei soldati. Due i motivi: la povertà o addirittura la costrizione da parte dei generali dell'esercito.



Secondo la «Pravda», che ha dedicato un’inchiesta al fenomeno, a vendersi sono di solito le reclute, spesso provenienti da famiglie povere e desiderose di guadagnare in qualsiasi modo qualche spicciolo in più. Addirittura molte denunce documentano come i cadetti, anche quelli che si vendono di propria volontà, giungano a pagare una percentuale ai superiori.



Sconvolgenti verità sul rapporto esercito-prostituzione sono state portate alla luce anche dalla Camera dei saggi (Obschestvennaya Palata) - come ha riportato «Nezavisimaia Gazeta» - commissione attivata dal governo russo dal giugno scorso. Putin ha attivato un’indagine che sta cercando di fare luce su questo fenomeno. Dal rapporto, è emerso come la prostituzione all'interno dell'esercito russo sia una macchina lucrativa riconosciuta e istituzionalizzata in via ufficiosa anche dalla procura militare; un meccanismo da cui gli ufficiali traggono enormi guadagni.



Per sfuggire a questa orrenda realtà sempre di più le famiglie russe cercano di comperare il congedo militare per i loro ragazzi, mentre per i figli della borghesia non se ne parla nemmeno di pensare a un arruolamento. La loro presenza infatti potrebbe creare disturbo - facendo ad esempio emergere gli episodi scabrosi - e mettere a rischio tutto il sistema che frutta enormi profitti all'élite militare.



Fa discutere anche l'alto numero di suicidi registrati all’interno dell’esercito russo: 341 in un anno, ma in realtà potrebbero essere molti di più, dato che le numerose morti per «uso negligente delle armi» occultano spesso motivi di ben altra natura. Per le madri dei soldati che si sono costituite in un’associazione («Soldatskie Materi») dietro queste morti c'è dell’altro: nel 2007 queste mamme hanno realizzato un filmato trasmesso della «Cnn» che mostrava lo sfruttamento sessuale dei soldati, dramma - secondo le denuncianti - alla base di molti suicidi.



Gli ufficiali negano di essere a capo di questa organizzazione, incuranti del fatto che il giornale «Sobesednik» lo scorso aprile abbia documentato che proprio molti notabili dell’esercito costringano i ragazzi a prostituirsi anche con le maniere forti. Risultano violenze su reclute praticate con oggetti metallici, torture con elettroshock, l'obbligo a raccogliere elemosine fuori dalle caserme e altre amenità. La «Pravda» ha anche rivelato l'esistenza di un elenco di clienti cui rivolgersi (in cui figurerebbero anche i nomi di ricchi magnati noti in Occidente) in caso di scarsi guadagni per strada. E se gli ufficiali continuano a negare, a rompere con l'omertà delle istituzioni ci pensa Internet, come racconta «Mir Novostei», sui forum dei commilitoni pullulano blog in cui soldati e clienti gay si scambiano messaggi. «Vuoi un soldatino? Vai dritto al Cremlino!» È diventato uno degli imbarazzanti slogan. Imbarazzante per Putin, un uomo che della sua aperta omofobia non fa mistero, e che non riesce a contrastare il fenomeno.



La storia Andrei Sychev ha fatto un particolare scalpore. Nel 2006 Andrei era una recluta diciannovenne. A causa delle violenze subite gli sono state amputate le gambe e i genitali, come documenta la rivista americana «Advocate». E’ in corso di pubblicazione un libro sull’intere vicenda. Andrei racconta come a Mosca si possa comprare un soldato a China Town, nel parco vicino al Teatro Bolshoi, in viale Gogolev e addirittura sotto le finestre del ministero della Difesa. Secondo la sua testimonianza, vicino al monumento agli «eroi di Plevna» i soldati li vende addirittura la Procura militare.



A San Pietroburgo esistono tredici agenzie specializzate nella prostituzione dei cadetti dei collegi militari. Se qualcuno viene beccato dalla polizia, gli agenti chiedono una percentuale sfruttando la paura dei giovani che non vogliono fare sapere quello che sono obbligati a fare. Prima i clienti erano donne mature viziate, racconta Andrei, ma ora a comperare sesso in divisa sono uomini molto ricchi, evidentemente sazi del corpo femminile. Fra i compratori vip gira il nome anche di un insospettabile magnate russo vicino alla «lobby ebraica», gay in segreto. Secondo una denuncia della rivista «Kvir» a San Pietroburgo gli ufficiali adescano le giovani leve proponendo loro di guadagnare un po’ di soldi, li invitano a casa, quindi poi fanno sesso con loro filmando tutto. In seguito, con la minaccia di spedire i filmati alle loro famiglie, costringono i cadetti alla schiavitù sessuale.

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