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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
“Lascio l’Iran perché amo gli iraniani”
“Lascio l’Iran perché amo gli iraniani”
Lettera aperta di Parisa Elahi, dissidente, fuggita a Londra dal regime di Ahmadinejad
Giovedì 11 Settembre 2008
di L'Opinione
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di Dimitri Buffa

“L’Iran è un Paese bellissimo, con una cultura millenaria che traspare continuamente in ogni suo angolo, negli atteggiamenti e nelle tradizioni di tanta gente iraniana, brava gente che ha fatto della concretezza un modo di vita. Ma l’Iran è anche la terra dei Mullah, una minoranza violenta e omicida che ha riscritto le regole di vita del mio Paese, distruggendone l’essenza, la cultura e le tradizioni. Per questo sono fuggita”. Questo è l’incipit della lettera spedita dalla esule iraniana a Londra Parisa Elahi, fatta divulgare attraverso il sito internet secondoprotocollo.org, una Ong che si interessa dei diritti umani anche nei Paesi di cui non si occupa nessuno. Secondo protocollo, nei mesi scorsi, è stata l’organizzazione che più di ogni altra si è data da fare perché a Londra venissero accolte le domande di asilo dei numerosi rifugiati iraniani, tra cui alcuni gay dichiarati. Il caso più noto è stato quello di Pegah Emambakhsh, la lesbica di Teheran condannata a morte in patria mediante lapidazione che ha rischiato fortemente di venire espulsa dal governo di Gordon Brown. Con il rischio di rimandarla direttamente tra le mani del boia di Teheran. Drammatica anche la testimonianza della signora Elahi, fuggita dall’Iran per tutt’altre ragioni: continuare all’estero la propria resistenza al regime di Ahmadinejad.



Ecco alcuni passi toccanti di questo documento: “Non vado fiera di quello che ho fatto. Fuggire dall’Iran non era certo nei miei sogni di ragazza. Nei miei sogni c’era la volontà di cambiare l’Iran, di contrastare pacificamente la dittatura che attanaglia il mio Paese, di proporre riforme in grado di ridare il Paese alla gente, di ridare alle donne e alle tante minoranze quei diritti sottratti dalla furia omicida dei Mullah. Ma se volevo continuare a vivere dovevo fuggire”. La donna racconta anche i propri travagli familiari: “Ho lasciato tutta la mia vita in Iran. Un uomo che mi amava e che mi rispettava, costretto a ripudiarmi solo per poter sopravvivere, una famiglia che capiva i motivi della mia pacifica lotta contro il regime ma di cui non so più niente, tanti amici e amiche che hanno condiviso con me quella lotta che ha portato molti di loro in carcere e, temo, alla morte”. Poi un appello di speranza verso il mondo intero: “Io non odio l’Iran, io amo l’Iran. Odio quello che l’Iran è diventato per colpa di persone fanatiche che usano la religione al solo scopo di sottomettere e di mantenere il potere. E’ proprio perché amo il mio Paese che ho deciso di fuggire, per poter continuare la lotta pacifica che spero un domani potrà ridare l’Iran agli iraniani, che potrà riportare i diritti alla gente, che potrà riportare le tradizioni perse in questi anni di dittatura mascherata da democrazia”.

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