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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Elezioni USA. Avvenire: I repubblicani evitano temi scomodi come unioni civili
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Il silenzio, per ora, conviene a tutti
Sabato 06 Settembre 2008
di Avvenire
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Aborto, unioni gay e immigrati: a St. Paul nascosti i temi scomodi

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Nei loro discorsi sia il candidato repubblicano che la sua vice Sarah Palin hanno evitato nodi spinosi: in gioco ci sono i voti di milioni di persone che gli strateghi non sono disposti a perdere

DA ST.PAUL

Regola numero uno: tenersi alla larga dai campi minati. Durante la Convention repubblicana che si è appena conclusa si chiamavano aborto, matrimonio fra omosessuali e immigrazione. Sia il candidato alla presidenza John McCain che la sua aspirante vice Sarah Palin li hanno evitati, relegandoli a piccoli cenni colti solo da chi li voleva sentire.

Non una grossa sorpresa per il senatore dell’Arizona, soprattutto per l’aborto.

Sebbene McCain si proclami pro vita è stato infatti sorpreso a dire che se una delle sue figlie fosse incinta non vorrebbe imporle una decisione in un senso o nell’altro. Meno ovvio per la Palin, membro del gruppo «femministe per la vita», con cinque figli di cui uno Down. Ma questa era la Convention che doveva ridare energia alla base mentre strizzava l’occhio agli indecisi e agli scontenti del partito opposto, e così è andata.

Lasciato alla nomina della Palin il compito di unire il partito, McCain nel suo discorso di accettazione della nomination si è limitato a difendere il suo credo «in una cultura della vita, nella responsabilità individuale, nei valori della famiglia, dei quartieri, delle comunità». Nulla sulla definizione di matrimonio. E nulla sull’immigrazione.

McCain ha solo sostenuto che tutti in America meritano l’opportunità di realizzare i talenti dati loro da Dio, sia «il ragazzo discendente dai pellegrini della Mayflower che la figlia di lavoratori migranti latino-americani».

L’immigrazione del resto è un incubo per gli strateghi conservatori, quest’anno più che mai. Da una parte ci sono i voti dei latino-americani, che sono in forte crescita e contano sempre di più. Si tratta di cittadini statunitensi che hanno parenti e amici ancora clandestini e che vorrebbero vedere l’America dare più opportunità ai loro concittadini messicani, dominicani o salvadoregni.

Questi voti di solito vanno in massa ai democratici, ma se gioca bene le sue carte, anche facendo leva sulla storica rivalità fra ispanici e afroamericani, McCain può rubare a Barack Obama il 35-40 per cento. Dall’altra parte ci sono i repubblicani di Wal- Mart, la gigantesca catena di discount. Quelli che vivono nei piccoli centri lontano dalle coste, faticano ad arrivare a fine mese e si identificano più con i valori che con le politiche economiche dei conservatori.

Ma che ora si lamentano che i loro figli non fanno progressi a scuola perché troppi loro compagni non parlano inglese.

Che devono accontentarsi di prendere 17 dollari all’ora senza sanità né contributi perché così vengono pagati gli immigrati. E che si preoccupano – più o meno a ragione – che se i prezzi delle assicurazioni sanitarie sono alle stelle è perché troppi illegali usano i pronto soccorsi senza pagare il conto. E sul voto di questi operai, muratori e piccoli contadini della Pennsylvana o del Michigan (Stati decisivi per arrivare alla Casa Bianca) i repubblicani non possono permettersi di scommettere. Il silenzio, per ora, conviene a tutti.

Elena Molinari

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