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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
«Alcuni di noi sono gay fatevene una ragione!»
«Alcuni di noi sono gay fatevene una ragione!»
Londra, pubblicità nel metrò
Martedì 02 Settembre 2008
di Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti de l'Unità"
in Mondo

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Sono moltissimi gli omosessuali che vivono un’intera vita senza condividerla con la propria famiglia di provenienza. Non è un impresa facile: una vita è una cosa grossa, ingombrante, non accetta che la si chiuda o la si confini, ce n’è sempre un pezzo che sfugge anche al controllo più rigoroso: non c’è cassetto che possa contenere tutte le foto, non c’è silenzio che possa ingoiare tutte le parole, non c’è una casa che possa nascondere tutte le tracce di una convivenza, non c’è riservatezza che possa nascondere tutta la gioia e tutto il dolore senza lasciarne trapelare un poco, prima o poi.

Nonostante gli indizi molte famiglie decidono, consapevolmente o meno, di non vedere. E’ una scelta alla fine sempre dolorosa, che vicendevolmente esclude da momenti essenziali della vita ed è una scelta che finisce soltanto con il rimandare problemi e conversazioni a data da destinarsi. Se quel momento poi coincide con la morte di chi si nascondeva è in fondo più comodo e più semplice negare, provare a cancellare i fatti e le persone, mettere su uno spettacolo che rappresenti non la persona che ci ha lasciati, ma quello che avremmo voluto che fosse. Non le cose che non capivamo, ma le spiegazioni che ci eravamo dati. Pazienza se questo significa cancellare anche il passato di chi, morendo, ha già definitivamente perso il futuro.

C’è una bella campagna pubblicitaria che si vede in questi giorni nella metropolitana di Londra. Sono manifesti di un rosso acceso con una grossa scritta che dice una cosa molto semplice: «Alcune persone sono gay. Fatevene una ragione!». E già perché questo pare il problema, a tutte le latitudini: quello di farsene una ragione, quello di capire che per quanto si decida di ignorare che esistono milioni di persone omosessuali, per quanto la politica e la società si dibattano nella più assoluta incapacità di prenderne atto, nonostante tutto questo la vita delle persone non può che procedere comunque. La gente si incontra, si ama, mette su casa e famiglia senza aspettare il permesso di nessuno, che ci sia una legge o no, che gli altri comprendano oppure no. Pensare che tutto questo abbia soltanto a che fare con il sesso e che non abbia invece ripercussioni pesanti sulla vita della nostra comunità è un modo come un altro per mantenere una situazione di sostanziale ingiustizia nella quale ad alcuni cittadini sono negati diritti.

Pensare, come talvolta si fa, che l’omosessualità si riduca soltanto all’attrazione fisica verso persone del proprio sesso sarebbe come negare ogni valenza sociale, sentimentale e di progetto di vita a tutte le tappe che scandiscono la vita di un eterosessuale e che hanno in qualche modo a vedere con la sua sessualità: matrimonio, figli, ricorrenze in famiglia. Basterebbe forse cominciare tutti insieme da qui: ricordando che l’orientamento sessuale, quale che sia, ha sempre a che fare con la vita, di tutti e tutta intera.

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