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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Londra, studenti musulmani: giusto uccidere per la fede
Londra, studenti musulmani: giusto uccidere per la fede
Sondaggio choc Il 40% dei giovani islamici appoggerebbe l'introduzione della Sharia in Gran Bretagna
Lunedì 28 Luglio 2008
di Corriere della Sera
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LONDRA — Le università britanniche pullulano di estremisti islamici pronti a giustificare l'omicidio in nome della religione e inclini a sognare una Gran Bretagna governata dalla Sharia. È la realtà messa a nudo da un sondaggio condotto dall'autorevole istituto demoscopico YouGov per conto del Centre for Social Cohesion, un think tank britannico di stampo conservatore. Mille e quattrocento gli studenti interpellati di cui 600 musulmani. I risultati sono da brivido. Per il 28% dei giovani islamici è lecito uccidere se la propria fede è sotto attacco, per il 4% è un mezzo da usare anche solo per promuovere il proprio credo. Una percentuale che scende all'1% quando a rispondere sono gli studenti non musulmani. Ma non è tutto. Il 40% pensa che uomini e donne non dovrebbero frequentarsi liberamente e altrettanti sono i giovani universitari che appoggerebbero l'introduzione della legge islamica nel Paese. Ma c'è anche chi va ancora più in là e sponsorizza l'idea di un unico Stato islamico sovranazionale, il califfato voluto anche da Bin Laden. La maggioranza degli intervistati (il 54%) vedrebbe di buon occhio un partito islamico a Westminster e il 25% ammette senza problemi di non avere rispetto per gli omosessuali. «Il quadro è profondamente allarmante — ha detto ieri alla stampa Hannah Stuart, co-autrice della ricerca —. Gli studenti che arrivano nelle università saranno i futuri leader nelle loro comunità. Eppure alcuni coltivano idee incompatibili con la democrazia».

Sul banco degli imputati c'è, ancora una volta, il multiculturalismo.

Ne è convinto il professor Anthony Glees, direttore del Brunel Centre for Intelligence and Security Studies a Londra. Lui stesso, due anni fa, quando ci furono gli attentati a Londra, identificò «gruppi estremisti o terroristi» in 30 università. «C'è un divario enorme tra musulmani e non — ha detto ieri al Sunday Times —. La soluzione è smettere di celebrare la diversità e concentrarsi sull'integrazione e l'assimilazione ».

Uno degli atenei preferiti dai predicatori è il Queen Mary College, dell'Università di Londra. Lì lo scorso dicembre un oratore, Abu Mujahid, ha incoraggiato gli studenti musulmani a condannare i gay perché «Allah odia l'omosessualità ». Il mese prima era stata la volta di Azzam Tamim, un sostenitore di Hamas che aveva descritto Israele «come un progetto disumano nella storia dell'umanità ».

I principali gruppi degli studenti, musulmani e non, bocciano la ricerca: «È piena di pregiudizi ed è stata costruita ad arte da un think tank di destra». Ma il ministro dell'Istruzione, Bill Rammell, sembra condividerla: «Ci sono prove — aveva detto nei giorni scorsi — di una presenza seria, anche se non diffusa, di radicali islamici nelle università ».

Monica Ricci Sargentini



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