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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Ritrovano splendore opere distrutte e perdute durante la II Guerra Mondiale
Ritrovano splendore opere distrutte e perdute durante la II Guerra Mondiale
Tra quelli recuperati, anche «Amor sacro e amor profano» di Giovanni Baglione, «vendetta contro Caravaggio, ritratto in una scena di sesso omosessuale, con il suo amico Cecco»
Mercoledì 20 Aprile 2011
di Il Messaggero
in Cultura

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Opere salvate: dalla guerra, dai nazisti, dall’ingiuria del tempo e quindi restaurate, dalle grinfie dei mercanti o dei ladri e poi recuperate dalle forze dell’ordine; fino all’11 settembre, a Castel Sant’Angelo c’è una singolare rassegna: «Guardiamo all’arte per la storia dei suoi capolavori e non per la loro bellezza», chiarisce la soprintendente Rossella Vordet; «anche per celebrare i 150 anni dell’Unità: non c’è Paese in cui protezione delle opere, dalla lettera del 1519 di Raffaello a papa Leone X, sia altrettanto antica», dice Giuseppe Lepore, il cui Centro europeo per il turismo ha organizzato l’esposizione, 90 opere a cura di Giulia Maria Ghia e Patrizia Andreassi Bassi (cat. De Luca).

Il titolo è «Arte forza dell’Unità, Unità forza dell’arte». Con omaggi a storici «salvatori e recuperatori»: Emilio Lavagnino, Pasquale Rotondi e Palma Bucarelli, che misero al sicuro i tesori nell’ultima guerra; Rodolfo Siviero che li riportò dalla Germania; carabinieri, finanzieri e poliziotti ai cui recuperi dobbiamo tutto il resto ora in mostra.

Autori di prima grandezza: Antoniazzo, Barocci, Signorelli, Memling, un’attribuzione a Raffaello, Bergognone, Boldini, Cima, Giordano, Guercino, Della Robbia; e grossi restauri dell’Istituto centrale e dell’Opificio di Firenze. Ma anche storie al limite dell’incredibile: «I due Spadini che Palma Bucarelli protesse dalla guerra, erano in questo castello», dice Maria Grazia Bernardini, che lo dirige («anche 10 mila visitatori in un giorno»); i carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio artistico hanno restituito al museo a lui intestato, a Ferrara, «Il pianto» di Giovanni Boldini, rimasto nell’atelier parigino dell’artista e poi rubato nel 1977; una grande pala sottratta da una chiesa nella zona di Lucca è stata smembrata: recuperati tre grandi pezzi, resta però mancante la parte centrale.

Racconta Vodret: «C’è la Bestabea al bagno, di Jacopo Zucchi: una delle 26 opere che Palazzo Barberini ha prestato all’Ambasciata di Berlino, dichiarate distrutte dopo la guerra in un bombardamento; le bombe pare che non fossero, e abbiamo già recuperato cinque di quei dipinti; ovvio che speri di trovare gli altri». Tra quelli recuperati, anche «Amor sacro e amor profano» di Giovanni Baglione, «vendetta contro Caravaggio, ritratto in una scena di sesso omosessuale, con il suo amico Cecco: un giorno, il direttore dei musei di Berlino l’ha riportato a Palazzo Barberini, per conto di un ignoto acquirente». E il primo a riconoscere la «Betsabea» a Hartford, Connecticut, fu l’occhio, sempre infallibile, di Federico Zeri.

«Opere legate da un unico filo rosso: quello d’essere state salvate, recuperate, ritrovate, restaurate», dice Patrizia Andreassi. A cominciare dal «Ritratto di uomo con lettera» di Hans Memling, già Corsini, di cui Mussolini autorizzò la «vendita» a Hitler nel 1941, recuperato da Rodolfo Siviero, e poi rubato nel 1971, e ritrovato a Zurigo due anni dopo, da allora agli Uffizi. O da un Antoniazzo che Lavagnino nel 1944 andò a prendere in una Civita Castellama deserta ed a rischio, per nasconderlo. Da quanto Pasquale Rotondi celò in rocche e palazzi sperduti nelle Marche, perché i nazisti non riuscissero a impadronirsene. «Sono tante belle opere e tante belle storie», conclude Vodret. E’ vero: qui si vede chi ha salvato il patrimonio, ma anche l’anima, del nostro Paese; con tanto onore per i soprintendenti e carabinieri, poliziotti, finanzieri, che ci sono riusciti. Un tempo, si diceva anche «con sprezzo del pericolo».

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