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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
9 e 10 novembre, Padova: 'Inquietudini Queer - Desiderio, performance, scrittura'
9 e 10 novembre, Padova: 'Inquietudini Queer - Desiderio, performance, scrittura'
Università degli Studi di Padova e Forum d'Ateneo per le Politiche e gli studi di Genere a convegno
Martedì 11 Ottobre 2011
di Daniel N. Casagrande
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Padova, Palazzo del Bo 9 - 10 novembre 2011, ore 9.00. Segreteria organizzativa: Dott.ssa Elisabetta Maria Mani – c/o Segreteria Nievo, tel. 049.8273025 e.mail: elisabetta.mani@unipd.it

Il queer è lo «strano», il «singolare», l’«eccentrico». Con questo termine, un tempo, erano bollati, con disprezzo e con sospetto, i soggetti che sembravano non adeguarsi ai modelli dominanti dell’eteronormatività e ai paradigmi di una società costruita secondo il modello tradizionale della famiglia con tutto ciò che essa comportava. Ma lo stigma del queer è stato, in anni a noi più vicini, rovesciato nel segno e nel valore: è stato rivendicato con orgoglio e con impegno teorico da studiosi e studiose che — nell’ambito della riflessione gay, lesbica e transgender — hanno tentato di scardinare e di rimettere in discussione le nozioni stessa di identità e di genere.

Contro l’idea — e il resistente pregiudizio — che uomo e donna, maschile e femminile, siano configurazioni immutabili, elementi fissi di una presunta sostanzialità, la teoria queer ha lavorato produttivamente nella direzione di una decostruzione problematica al fine di costruire nuovi orizzonti di libertà e di diritti, nuove configurazioni dell’affettività e delle relazioni interpersonali, nuovi orizzonti in cui ognuno possa elaborare, senza imposizioni e vincoli precostituiti, la consapevolezza del proprio sé e del proprio desiderio.

“Normale” e “anormale”, “naturale e innaturale”, “eterosessuale” e “omosessuale” sono stati, nel mutare delle configurazioni sociali e dei dispositivi governamentali, i paradigmi binari su con cui sono state operate discriminazioni ed esclusioni: etichette con cui classificare ed assoggettare gli individui facendoli coincidere, in positivo o in negativo, con una “specie” e con uno stile di vita da accogliere o da rigettare. Mettere a nudo le logiche che hanno presieduto alla produzione di tali etichettature e di tali binarismi costituisce un primo e indispensabile passo per comprendere sé e gli altri, per articolare parole e modelli diversi di inclusione e di convivenza.

Essere consapevoli delle “parole” che usiamo per descrivere e parlare di tali esperienze non costituisce un astratto problema di correttezza politica, ma un passo indispensabile per la partecipazione democratica. Con un’interrogazione più serrata — condotta attraverso le armi della rilevazione storica, dell’indagine filosofica e della psicanalisi — si può osservare come l’identità stessa dei singoli non sia una forma chiusa, ma un orizzonte fluido e permeabile, un orizzonte soggetto a sconfinamenti e a ibridazioni, uno spazio mutevole di continue rinegoziazioni e di continui mutamenti.

L’acquisizione di tale consapevolezza, la rottura degli stereotipi consci ed inconsci che guidano i nostri gesti e i nostri discorsi, la scoperta di una dimensione migrante e nomade della soggettività contemporanea è un’occasione felice per allargare ed arricchire la nostra esperienza di vita nel rispetto e nella dignità di tutti. Il nostro convegno “Inquietudini queer” i richiama a tali istanze e vuole offrirle come un contributo non solo culturale, ma anche politico e sociale aperto a tutti e a tutte.

“Inquietudini” perché ciò è strano, ciò che non risponde ad una norma data per scontata, ciò che è “altro” nel campo del desiderio e della sessualità può produrre, nello sguardo altrui, paura, disgusto, rifiuto. Sono i meccanismi che stanno alla base tanto dell’omofobia quanto di altre forme di razzismo. Ma “Inquietudini” anche perché i nostri stessi desideri possono farci paura, possono metterci in conflitto con ciò che abbiamo creduto di essere, possono incrinare l’idea monolitica ed univoca della nostra forma, possono farci confliggere con le persone che ci stanno attorno, con cui lavoriamo o viviamo.

Che cosa vuol dire, dunque, oggi essere omosessuali o eterosessuali? Essere maschi, femmine o transegender? Molti dei modelli che hanno improntato l’educazione e le lotte di precedenti generazioni non sono applicabili o riproducibili per i più giovani che quelle stagioni politiche e sociali non hanno vissuto e che, per contro, si trovano davanti a proposte e paradigmi — sia eterosessuali sia omosessuali — elaborate dai mass media e dal mercato globale. Quali sono i confini e i limiti delle nostre identità? Ed esiste poi un’identità che non si trasformi all’interno di un percorso personale? Ognuno conosce slittamenti e rielaborazioni del proprio sé attraverso eventi della propria esistenza o per impulso dell’ambiente in cui vive.

Queer è anche pensare alla metamorfosi continua di noi, metamorfosi di corpi, ma anche e soprattutto di anime che abitano quei corpi. “La pelle che abito” è il titolo dell’ultimo film di Almodòvar e potremmo assumerlo come uno dei fili rossi del nostro convegno. Possiamo scegliere la “pelle” in cui abitare? O la “pelle” è una violenza che ci viene imposta, magari senza che neanche ce ne accorgiamo? In questa “pelle” in che modo si riconosce, parla e si esprime la soggettività? In armonico accordo, in conflitto o con interventi che fanno di quella pelle la superficie di una performance e di un teatro di volta in volta differente. Di un percorso variegato che attraversa romanzi e poesie, film e teatro, psicanalisi e filosofia, teoria letteraria e teologia, antico e contemporaneo, per dare voce ai desideri e alle identità altre, per scoprirle e interrogarle, per farci scoprire le ragioni delle nostre inquietudini e insieme superarle, infrangendo le gabbie e le costrizioni che producano ghetti, interdizioni o segreti riposti in privati closets.

Dall’androginia del greco Dioniso ai versi di Penna e Pasolini, dalla favola della Bella e la Bestia al teatro contemporaneo che contamina i generi, dai travestimenti del teatro di Shakespeare alle metamorfosi romanzesche, dal mito classico alla Bibbia, dagli amori disperati e disperanti di Morante e di Tondelli ai corpi in vendita di Siti, dal grottesco al camp, dalle anime omosessuali di Platone ai desideri multiformi e violenti di Sade, dalla carne ai fantasmi del desiderio: tra questi cangianti e molteplici scenari si muoverà la discussione e il confronto delle due giornate di lavoro. Nell’invito all’ascolto e al dialogo. Nell’auspicio che le loro multiformi declinazioni delle passioni e degli amori siano ragioni da intendere e meditare.

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