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Edizione di Venerdì 25 Maggio 2012
Omosessualita' e letteratura contemporanea. Le pagine del desiderio
Omosessualita' e letteratura contemporanea. Le pagine del desiderio
Da giovedì a Firenze. Mario Fortunato: "Attenti alle etichette, possono diventare ghetto". Si parlerà anche di letteratura 'post-gay' nel convegno "L'arte del desiderio: Omosessualità, letteratura"
Lunedì 14 Marzo 2011
di la Repubblica - Firenze
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Firenze - Per il suo ultimo romanzo, Allegra street, si è ispirato alle commedie degli equivoci di Feydeau, al vaudeville di tradimenti e porte girevoli "che determinano scambi e colpi di scena e che permettono ai personaggi di nascondere volti segreti della propria vita" dice lo scrittore Mario Fortunato. Certo è che raccontando la crisi di una coppia dell'alta borghesia londinese, l'autore - critico letterario de "L'Espresso", una lunga carriera ai vertici di istituzioni italiane all'estero, oltre che di narratore fuori dai ranghi prestabiliti - non prende le parti di nessuno. Anzi, l'adulterio di Paula con un ragazzo ben più giovane di lei e l'agnizione gay di Carlo sotto le mani forti di un massaggiatore brasiliano, sono narrati con lo stesso peso, senza fare di Allegra street un romanzo omo o no. E fa di questa commedia sofisticata un esempio di quella letteratura "post-gay" - rispettosa cioè dei più fluidi slittamenti sessuali - di cui si parlerà, il 17 e il 18, nel convegno L'arte del desiderio: Omosessualità, letteratura, differenza a cui Fortunato parteciperà nel pomeriggio del 17.

Parlare di letteratura omosessuale oggi è ghettizzante?

"Io sono sempre stato per una sola divisione: romanzi belli e romanzi brutti. Per quanto riguarda il tema del convegno, mi sembra che il confine sia molto labile. Prendiamo Proust: noi sappiamo che era omosessuale, che il personaggio di Albertine era ispirato ad un uomo. Eppure la Recherche non è considerato un romanzo omosessuale. Quindi quando un'opera letteraria lo è? Se gay è l'autore? O se lo è il contenuto? Spesso queste sono etichette di comodo che aiutano la critica ad affrontare un certo cotè letterario. Prendiamo i gender studies, cioè quella disciplina che esamina la letteratura secondo la sessualità e l'identità di genere. Non li condivido, ma senza dubbio sono possono essere utili per capire e approfondire certi contesti letterari".

I gender studies non hanno attecchito in Italia.

"Siamo indietro, arenati nelle secche dei pregiudizi. C'è ancora un segno dell'era fascista, quando l'omosessualità non era discriminata né condannata, semplicemente perché non veniva contemplata. Poi c'è il peso enorme della Chiesa. Nonostante sia il falansterio dell'omosessualità".

Il suo intervento s'intitola Privacy.

"Sarà un colloquio Gian Piero Leonardi sul passaggio dall'era del coming out, cioè dal disvelamento della propria omosessualità, a quella della privacy. Mantenere lati segreti nella propria identità è un segno di grande ricchezza e profondità".

La militanza non si addice agli scrittori gay italiani. Poca rabbia, molto intimismo stemperato soprattutto in romanzi di formazione.

"Non c'è militanza come forma di lotta omosessuale, né nel senso "comunista", gorkiano del termine. Meglio così. Perché la militanza limita l'opera d'arte all'epoca in cui è stato scritta. Pasolini, in questo senso, è esemplare. Io non lo amo, perché se leggi oggi Ragazzi di vita, scopri un romanzo che ha fatto il suo tempo. Mentre Palazzeschi regge ancora benissimo".

Esiste un'eredità culturale omosessuale che influenza lo scrittore? È una delle domande a cui il convegno cercherà di dare una risposta.

"Quando avevo 14 anni, vidi in tv un documentario su Proust. Paludatissimo, non si faceva accento alla sua omosessualità. Eravamo nei primi anni Settanta. Però io sentivo che in quel personaggio c'era qualcosa che mi apparteneva, e in modo forte. Così, chiesi ai miei genitori di regalarmi la Recherche. La lessi tutta. E in quelle righe continuai a trovare tracce di me. La Yourcenar diceva che lo scrittore è come un medium: in ciò che scrive c'è sempre qualcosa delle sue esperienze, dei suoi incontri, delle cose viste, ascoltate, guardate".

Eppure il suo stile sembra avere riferimenti anglosassoni.

"La recensioni di Allegra street, hanno fatto riferimento a Somerset Maugham e Alan Bennet. Guarda caso, due autori omosessuali. Nel mio asse ereditario culturale c'è senza dubbio Christopher Isherwood, di cui amo la profonda leggerezza".

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