Le è sempre piaciuto farsi chiamare La voce della pace. Un'affinità che nasce dal nome stesso, Achinoam Nini, in arte Noa, che in ebraico è sorella di pace. La cantante israeliana torna stasera sul palco di Emilia Romagna Festival, a Forlì, per guidarci in un viaggio dalle atmosfere gioiosamente ecumeniche (Piazzetta della Misura, ore 21.15, ingresso gratuito, prenotazione: 0542/25747). Accompagnata dai musicisti che la seguono da anni, vale a dire Gil Dor alle chitarre, Gil Zohar alle tastiere e Gadi Seri alle percussioni, l'artista presenterà il meglio della sua produzione in un «The Best of Noa», ripercorrendo le tappe più importanti della sua carriera tra sonorità mediorientali, contaminazioni jazz e pop, qualche sconfinamento nel rock, superando così, anche in musica, ogni paletto. Coerentemente al suo personaggio.
La musica per lei è infatti il linguaggio che riavvicina i popoli in conflitto, in modo particolare nella delicata questione mediorientale. Noa questo bisogno lo ha trasformato in messaggio da diffondere al mondo. Lo ha fatto con fermezza esibendosi anche insieme a cantanti arabi, come il palestinese Nabil Salameh, leader dei Radiodervish, o l'algerino Khaled, con cui ha registrato una versione in ebraico ed arabo Imagine di John Lennon. Ma con questo non vanno trascurate le sue collaborazioni con artisti del calibro di Sting, Carlos Santana, Al Di Meola, Bustan Avraham, e le sue partecipazioni a occasioni e luoghi importanti, dal Vaticano, per Papa Giovanni Paolo II, alla Casa Bianca in onore della Yitzhak Rabin Foundation, alla Shoah foundation di Berlino, fino agli eventi internazionali di pace, Live 8 incluso, a Roma, e alla toccante esibizione insieme alla cantante arabo-israeliana Mira Awad, lo scorso anno, all'Eurofestival a Mosca, cantando There must be another way in inglese, ebraico e arabo.
Nel 2003 è stata nominata anche Ambasciatrice di buona volontà per la Fao. A noi italiani emoziona particolarmente legare il suo nome anche all'interpretazione del pezzo principale de La vita è bella di Roberto Benigni e la colonna sonora di Nicola Piovani. Tanti tasselli di questa artista si comprendono meglio conoscendo le sue origini. Nata in una famiglia di ebrei yemeniti a Tel Aviv, fuggiti a New York a causa dell'ostilità seguente alla proclamazione dello stato d'Israele, a 17 anni, a causa di una crisi di identità - «non ero bianca e non ero nera» - Noa torna in Israele e presta servizio militare obbligatorio per due anni. «Ero sola - racconterà - in mezzo a ragazze che parlavano un ebraico che non capivo, si dormiva col fucile sotto il letto». Quasi subito inizia la sua carriera di cantante. E con essa troverà molte risposte alle sue domande.
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