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| Napoli. La cultura queer? Abita al Penguin cafè |
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| La dialettica tra arte e omosessualità è infatti l'argomento dell'incontro «Ecce Homo» |
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| Martedì 16 Marzo 2010 |
| di Corriere del Mezzogiorno |
| in Appuntamenti |
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La cultura queer ha trovato casa a Napoli. Abita al Penguin cafè di Santa Lucia dove è giunta a metà del guado la rassegna «In ogni senso», organizzata da NapoliGayPress.it (con Dalga Production), e diretta da Luca Mercogliano. E il senso del primo appuntamento di oggi, alle 19, è la provocazione. La dialettica tra arte e omosessualità è infatti l'argomento dell'incontro «Ecce Homo», a cura di Eugenio Viola che, sul tema, organizzò nel 2007, a Milano, una mostra censurata, chiusa e poi riallestita a Firenze. Protagonisti lo storico Giovanni Dall'Orto e Sebastiano Deva, artista dell'opera-scandalo «Sacred Love» - un crocifisso coperto da un preservativo - che suscitò agguerrite polemiche e la censura dal sindaco Iervolino. Traccia dell'incontro alcune domande base: «Cosa si intende per "arte omosessuale»? «E' lecito definire un'opera partendo dal "genere"»? E, soprattutto, cosa rende un'opera "omoerotica"?». Dall'arte al cinema: alle 21, proiezione di «Un altro pianeta» di Stefano Tummolini, film-fenomeno perché, girato in pochi giorni con un budget di mille euro, nel 2008 è riuscito ad arrivare al Festival di Venezia, aggiudicandosi il Queer Lion come miglior film a tema omosex. Per questo stesso motivo Robert Redford lo ha voluto a rappresentare l'Italia al suo Sundance Festival. Come nella migliore tradizione cinefila, alla proiezione seguirà breve dibattito, con gli interventi dei protagonisti Antonio Merone e Chiara Francini e di Francesco Maddaloni (autore della colonna sonora) coordinati da Massimiliano Palmese. Questo articolo ha ricevuto 236 visite.
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