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| Alexia. “Sono un sex symbol e piaccio ai gay” |
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| stasera alle 21, è ospite del «Qimanji» al Theatrò a Torino |
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| Domenica 15 Febbraio 2009 |
| di La Stampa |
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di TIZIANA PLATZER
Sono giorni intensi, ore trascorse negli studi di registrazione. A correggere gli ultimi particolari, a curare l’interpretazione di ogni minimo tono. E poi c’è la tensione, l’idea di tornare sul palco dell’Ariston mette sempre quel pepe addosso. Eppure è già la quarta volta. «Già? E’ solo la quarta volta» puntualizza subito e prendendola sul ridere Alexia, quasi le fosse stato tolto il merito di emozionarsi per Sanremo. «Non si è mai abbastanza abituati al Festival». Ma c’è Bonolis, per la cantante spezzina una sicurezza che tutto andrà liscio. Fu lui che la volle e la convinse a partecipare all’edizione del 2005, dopo il suo esordio nel 2002 quando arrivò seconda nella categoria dei big con «Dimmi come», e il trionfo nel 2003 con «Per dire no»: «Me lo chiese durante una serata che facemmo insieme, in un locale: ebbi una tale standing ovation da parte del pubblico, che a quel punto mi disse: “Tu non puoi non venire al mio festival”». E ora si rimette sulla strada per la Riviera dei Fiori, però Alexia, prima, fa ancora un salto a Torino, stasera, invitata dagli organizzatori della serata «Qimanji», spostata temporaneamente al Theatrò dall’ora dell’aperitivo, alle 19 (ma lei è attesa dopo le 21).
Che ci fa lei in una serata eterofriendly?
«Io sono dichiaratamente eterofriendly! Il mio rapporto con la comunità omosessuale comincia nel 1999. Ero a Londra e facevo concerti solo nei locali gay. Non nego che le prime volte mi sono sentita un po’ spiazzata, ma quando ho capito il calore di quel pubblico e quanto sia facile divertirsi tutti insieme senza pregiudizi, è stata la cosa più naturale del mondo. Inoltre, molti omosessuali hanno una sensibilità musicale superiore alla media».
Lei è una donna trasgressiva, o è stata una ragazza sfrontata?
«Non mi sento trasgressiva. Solo sul palco posso trasformarmi, sono capace di trasgredire anche con i movimenti del corpo, lì sì posso trasmettere una carica erotica. In sala di registrazione invece divento dimessa, e nella vita di relazione sono simpaticamente sfrontata, è il mio modo per togliermi dagli impicci».
E’ considerata un sex symbol: le è mai capitato di avere una storia con un fan?
«Non è mai successo che un uomo sia entrato nel mio camerino per conoscermi e io abbia pensato di portarlo in una camera d’albergo. Così però sono nate delle amicizie. E mi è capitato di essere corteggiata dalle donne: un’attenzione che mi fa piacere, perché, a parte l’attrazione sessuale, significa che hai trasmesso qualcosa, che hai fatto sognare».
Suo marito Andrea Camerana (38 anni, figlio di Rosanna Armani, nonché nipote di Giorgio Armani) non è geloso?
«Il nostro è un patto così sigillato e grande che non ci possono essere gelosie, e poi lui che vive in mezzo alle modelle, va a cena con Angiolina Jolie... Sarebbe una battaglia durissima. Ha quattro anni meno di me, ma non sentiamo la differenza. Comunque siamo in linea con il trend delle coppie dove l’uomo è più giovane».
Sul palco dell’Ariston non potrà che indossare Armani, quindi?
«Se fossero questi gli obblighi della vita. Ho chiesto consiglio, come sempre, a Giorgio, e lui è geniale. Avrò un look molto moderno, ma chic. Perché il festival richiede eleganza e io ho anche cercato di “vestire” la mia canzone».
Come ha sedotto Andrea quando lo ha conosciuto?
«E’ successo nel 2002, sono stata sfrontata, sì: ho messo subito in chiaro non ero io che volevo lui, ma lui che non avrebbe più potuto fare a meno di me. E’ stato divertente, travolgente, e oggi, dopo avere fatto una figlia che ieri ha compiuto due anni, viviamo una sintonia totale, il nostro linguaggio comincia dagli sguardi».
La canzone che porta al festival, scritta da Mario Lavezzi e Mogol, si intitola «Biancaneve», che non è ragazza da sette nani: è innamorata di un uomo molto più maturo e lo avverte, fra loro due, la strega è lei. Si riconosce nei suoi vent’anni? Come li sceglieva i partner?
«Ero una ribelle, non volevo ascoltare i miei genitori, mi vestivo con calza bucate e crocifissi alla Madonna, e loro non hanno mollato mai. Mi dicevano: “Ma dove vai conciata così?”. E io ho sempre saputo che in fondo avevano ragione. I ragazzi li ho avuti di tutti i generi: quelli angelici con l’apparecchio ai denti, quelli con i capelli al sedere e dieci orecchini, chi simpatico, chi tutto interiorità. Un po’ per volta, ho imparato a conoscermi».
E come sono i quarant’anni, anzi i quarantadue, di oggi?
«Mi piaccio molto, più di quando avevo vent’anni o trenta. Ero timida, paurosa, anche verso l’altro sesso, con gli uomini cercavo l’emulazione di mio padre, oggi vivo con una persona con cui condivido un progetto. E ho consapevolezza: dei miei limiti e dei miei lati forti. E’ una forza».
Info: Theatrò, via Santa Teresa 10. L’ingresso di 10 euro comprende cena, drink e spettacolo Questo articolo ha ricevuto 252 visite.
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