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«Aprirò con il ruolo di una donna che non vuole partorire, che preferisce custodire nel grembo il suo bambino e farlo crescere lì al sicuro. Un'idea che mi è nata dopo i fatti di Secondigliano
Mastelloni ne ha per tutti, per i concittadini, per le istituzioni, per chi, infine, mette continuamente a rischio la vita dei bambini.
«Metti una sera con... Leopoldo Mastelloni », in scena da stasera e fino al 21 dicembre al teatro Trianon è anche l'occasione per buttare giù dalla torre tutto ciò che non va, a Napoli come altrove. «Con la mia città - spiega l'attore - il rapporto è straordinario, con i luoghi, la sua storia. E' con gli abitanti che le cose vanno meno bene. Fino agli anni '60 tutto era più tranquillo. E' stato il boom economico che ha rovinato tutto. Le istituzioni? Ma perché, esistono? Io non ne avverto la presenza da almeno vent'anni. Qui nessuno si assume una responsabilità. Se lo spettacolo non funziona, anche a causa di un elettricista, sono comunque io il colpevole. Invece al Comune, alla Regione, non si sa mai a chi risalire. L'unica volta che ho sentito la presenza di un'autorità istituzionale è stato quando Berlusconi ha riunito qui il suo governo».
Considerazioni che Mastelloni centellinerà nel corso del suo spettacolo, a partire dalla prima parte. «Apro, infatti, con il ruolo di una donna che non vuole partorire, che preferisce custodire nel grembo il suo bambino e farlo crescere lì al sicuro. Un'idea che mi è nata dopo i fatti di Secondigliano quando ho visto che eravamo arrivati al punto in cui bande di ragazzini andavano a sparare per regolare i conti contro gruppi di coetanei di un clan avverso. Un punto limite che la dice lunga sulla degenerazione a cui siamo giunti».
Situazione disperata quindi? «No, se si prendono i provvedimenti giusti. Ovvero leggi speciali territoriali. Per esempio, qui non si pagano le multe? Bene, e allora si sequestrino le auto in contravvenzione, come accade a New York».
Mastelloni sarà in scena da solo dove canterà anche. «La mia è un'idea di spettacolo totale che deriva da Brecht e Viviani. Di cui eseguirò la "Zuccona" e "Bammenella", e poi rileggo in napoletano "Le foglie morte" di Jacques Prevert, "Je suis malade" di Serge Lama e una parodia di "New York New York" intitolata "Trianon Trianon", un omaggio alla sala offertami da Nino D'Angelo». Ma anche Eduardo farà parte del recital. «Recupero la Filumena Marturano, nella parte in cui il padre le fa capire che cibo non ce n'è e che deve trovarsi un lavoro».
Infine un finestra sul mondo gay. «Per la prima volta affronterò apertamente la questione. Ma che vuol dire gay? Che tutti gli omosessuali sono felici? O piuttosto che con questa definizione anche i femminielli dei quartieri possono essere finalmente accettati dalle loro famiglie?».
Stefano de Stefano Critico Questo articolo ha ricevuto 156 visite.
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