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| Teatro. Un «corpo estremo» e la sua intimità, in calabrese |
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| Rassegna del teatro omosessuale, quindicesima edizione |
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| Lunedì 16 Giugno 2008 |
| di Il Manifesto |
| in Appuntamenti |
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IL GAROFANO VERDE
di g. cap.
teatro Picchì mi guardi si tu si masculo? di Giancarlo Cauteruccio. Teatro Belli
Sono 15 anni che Il garofano verde porta sulla scena romana testi e riletture a tema omosessuale. La rassegna di Rodolfo Di Giammarco ha scoperto diversi autori e ha fatto scoprir scenari imprevedibili al pubblico romano. Per festeggiare questo compleanno, l'edizione 2008 del Garofano ha voluto richiamare molti dei suoi protagonisti passati, non per autocelebrazione, ma quasi a dare un'idea di forza e approfondimento a immagini e parole che erano passate troppo in fretta. Pippo Delbono ha così riproposto i suoi sulfurei Racconti di giugno; Giorgio Barberio Corsetti ha tributato di nuovo in prima persona il suo omaggio a Pier Vittorio Tondelli; Giancarlo Cauteruccio è appena tornato con un suo testo davvero particolare, nato per la rassegna: Picchì mi guardi si tu si masculo? Cauteruccio, che è noto ormai come regista e direttore di un teatro fiorentino, approfitta in realtà di questo testo per rimettersi al centro della scena con quelle che sono due caratteristiche forti e peculiari della sua persona e della sua storia: la lingua e il peso. Quanto alla prima, è ormai da qualche anno che lui va scoprendo con vena felice che è possibile tradurre, esprimere e insomma «vivere» i grandi testi di Pinter o di Beckett nella lingua della sua infanzia e della sua cultura, il calabrese. Quanto al fisico, l'accettazione del proprio corpo, con tutti i suoi chili, è un altro elemento che può divenire drammaturgico.
Con questi due elementi forti, Cauteruccio racconta la storia di un turbamento maschile, destinato per altro a concludersi con soddisfazione. È lo stupore di chi si sente guardato e desiderato da uno sguardo, che però è maschile. Un'esperienza che l'uomo prima rifiuta, poi accetta aiutato da un lato dalla vanità del corteggiamento, e dall'altra da certi ricordi dell'infanzia, che tornano ogni volta con piacere.La vera invenzione è che quello «sguardo» indiscreto prende corpo sulla scena della fisarmonica e nel canto di Peppe Voltarelli, elemento che aiuta quella «seduzione» a volare alto. E che fa di quella piccola storia (in quella lingua, e con tutte le emozioni che Cauteruccio attore sa trasmettere), una esperienza affascinante per tutti. In una serena accettazione dell'amore di ognuno. Senza pruriti e senza eroismi. Questo articolo ha ricevuto 165 visite.
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