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Edizione di Giovedì 24 Maggio 2012
Le maschere che ci piacciono tanto
Le maschere che ci piacciono tanto
di Delia Vaccarello
Martedì 27 Marzo 2007
di Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti de l'Unità"
in Appuntamenti

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Siamo affezionati ai nostri cari «mostri» come restiamo legati al ricordo dei giocattoli dell'infanzia. Ma non dobbiamo permetterci di trasformare esseri umani in mostri solo perché abbiamo bisogno di giocattoli da adulti. Un noto politico viene fotografato per strada con una persona trans che fa la prostituta. Si grida allo scandalo perché è una prostituta trans e cioè «speciale». Nelle associazioni mentali di massa la persona trans incarna il senso del proibito, la frontiera del gioco erotico inconfessabile. Il fatto che un essere possa avere attributi maschili e femminili, e cioè il seno cresciuto con gli ormoni e il pene, solletica fantasie di onnipotenza. Unirsi a un corpo «favolosamente» completo può compensare la sensazione dolorosa di essere molto fragili. La sessualità è stata sempre una strada «potente» per sentirci vivi, per rispondere a un senso di morte. Queste possono essere alcune delle motivazioni che spingono tanti uomini ad andare con le prostitute trans. Ma si tratta di maschere, come quelle che da bambini indossavamo per carnevale. Ci proteggono e alimentano il mistero. Occorre, però, stare attenti: dietro la maschera che oggi l'immaginario di massa attribuisce alla transessualità ci sono individui che fin da piccoli vivono un disturbo nel rapporto con il proprio corpo e non «sentono» di essere maschi o femmine. Crescendo, cercano di trovare un equilibrio. Spesso la prostituzione non è una scelta: non avendo documenti corrispondenti all'aspetto fisico è difficile trovare lavoro. Molte persone trans non si prostituiscono. Sono uomini che si sentono donne e donne che si sentono uomini e che adeguano il proprio aspetto. Allora basta! Non usiamo più la parola trans per dire «prostituta speciale». Occorre essere più onesti e accettare che alcune «maschere» ci piacciono tanto. «Semel in anno licet insanire»: una volta all'anno è consentito perdere la testa, dicevano i latini. Sarebbe meglio festeggiare alla grande il carnevale, ci darebbe il permesso di «andare fuori». Eviteremmo che tante persone innocenti, sole e maltrattate dal pregiudizio, impazziscano davvero.

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