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Edizione di Giovedì 24 Maggio 2012
Valerio Bartolucci venerdì al gay village con undici racconti gay
Valerio Bartolucci venerdì al gay village con undici racconti gay
In anteprima una recensione del suo "Se ancora c’è domani" di Francesco Gnerre da "Pride" in uscita in questi gionri
Mercoledì 26 Luglio 2006
di Pride
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In Italia la letteratura gay non ha avuto né ha ancora molta fortuna. I libri programmaticamente gay, scritti cioè con l’intenzione di rappresentare il nuovo punto di vista maturato con il passaggio dall’immagine dell’omosessuale vittima predestinata, che può chiedere tutt’al più pietà e commiserazione, al gay che afferma la propria identità e che pretende gli stessi diritti degli altri, si contano sulle dita di una mano. Gli scrittori gay, per motivi complessi di storia e di tradizione culturale, hanno da noi paura di "ghettizzarsi" e in genere non scrivono libri gay, almeno non programmaticamente gay. Valerio Bartolucci, forse perché vive negli Stati Uniti da dieci anni e ha praticato la cultura anglosassone più di quella italiana, è una felice eccezione. Gli undici racconti di questo libro, con diverse modalità narrative (alcuni di ampio respiro, altri di poche pagine come la bella lettera all’amico Mario dal forte sapore autobiografico) sono infatti undici storie gay che prospettano percorsi nuovi, perché nuovo è il punto di vista della narrazione. Così nel primo racconto si narra una storia di sesso tra un ragazzo di sedici anni, con un debole per gli uomini maturi, e un anziano prete di campagna. Ci si potrebbe aspettare una storia di corruzione con le solite elucubrazioni psicologiche e strascichi di vario genere, e invece niente di tutto questo. Qui il “corruttore”, tenace e determinato, è il ragazzo, ed è lui che a distanza di anni rievoca con gratitudine la figura di quel prete che lo ha aiutato a crescere senza trasmettergli le paure e i sensi di colpa che accompagnano di solito le prime esperienze sessuali. In un altro racconto una ragazza lesbica ritorna nei luoghi della sua infanzia e presenta alla nonna la sua compagna, ma non sa come e dove trovare le parole per raccontarle della sua vita, come affrontare il grande problema della “mentalità” paesana, ma spesso, ci fa capire il narratore, i problemi sono più nelle paure che abbiamo interiorizzato che nella realtà esterna. La nonna ha capito tutto e regalando alla nipote i preziosi ricami preparati per il suo matrimonio, le dice parole nuove, dettate dall’amore e dalla fiducia, parole che ogni gay e ogni lesbica vorrebbe sentirsi dire dalle persone che ama, e non importa se la simpatica vecchietta non osa pronunciare il termine che non esiste nel suo vocabolario: “Io ti conosco e penso che se una persona buona, brava e intelligente come te lo è, allora non ci deve essere niente di male. Perché so che tu non faresti mai niente di sbagliato”. Nel racconto che dà il titolo alla raccolta un uomo scopre di essere sieropositivo e nel crollo psicologico che segue si fa strada con insistenza l’idea del suicidio, ma poi, quando tutto è predisposto, arriva qualcuno a fargli capire che una malattia è una malattia e non un castigo divino, che siamo noi che la carichiamo di altri significati e che “se ancora c’è domani”, la vita può riservare ancora inaspettate sorprese. Anche nei racconti più leggeri dove sembra prevalere il divertimento e il puro gusto del racconto, c’è sempre lo stravolgimento del comune orizzonte d’attesa del lettore. Così la messa per il funerale di un amico prematuramente scomparso, in una chiesa divisa a metà con la rigorosa separazione tra familiari nelle prime file e decine di amici gay tenuti a debita distanza per salvaguardare il buon nome del caro estinto, diventa un happening gay surreale e dissacrante come in un fumetto di Ralf Koenig. In un altro racconto due amici “etero” che hanno organizzato mirabolanti notti d’amore con le loro ragazze, una volta soli nella camera d’albergo, scoprono con sorpresa, ma senza traumi, la bellezza dell’amore tra maschi e fanno sesso tra di loro senza prendere nemmeno in considerazione l’idea di essere gay, secondo una tradizione mediterranea e italiana molto diffusa nei decenni passati e già tema letterario di un bel racconto di Piero Santi, Due di loro, che forse molti lettori ricordano. A volte può sembrare che prevalga l’intento didascalico e programmatico (come quando si narra dei due gay qualunquisti che scoprono, forse un po’ troppo improvvisamente, il valore e il senso del gay pride), ma le storie narrate hanno tutte il sapore della vita vera ed è molto bella l’ambientazione di alcuni racconti nella provincia italiana degli anni Cinquanta e Sessanta con le sue Topolino, le sue balere, le sue canzoni e i nascenti miti radiofonici e televisivi, quando si poteva anche essere gay, ma bisognava trovare il modo di camuffarsi e di adeguarsi all’ipocrisia dominante.

Francesco Gnerre



Valerio Bartolucci, Se ancora c’è domani, peQuod, Ancona 2006, pp. 153, euro 14.

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