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| Facciamo Breccia in piazza |
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| UNDICI FEBBRAIO in piazza Tutto da un'e-mail È bastato un messaggio per dare vita a No Vat. Più autodeterminazione e meno Vaticano |
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| Giovedì 02 Febbraio 2006 |
| di Il Manifesto |
| in Appuntamenti |
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di ELENA BIGINI*
di ANDREA MORMIROLI**
Il movimento Facciamo Breccia, a cui aderiscono decine di organizzazioni di varia natura, insieme a molte persone che hanno dato la loro adesione individuale, indice a Roma, sabato 11 febbraio, la manifestazione nazionale No Vat - più autoderminazione, meno Vaticano, contro l'ingerenza della chiesa cattolica nella sfera pubblica. La data scelta non è casuale, visto che l'11 febbraio è l'anniversario della firma dei Patti Lateranensi. Anche questa iniziativa, come Usciamo dal silenzio che ha portato 200 mila persone in piazza a Milano, è una storia che inizia con una e-mail, inviata da Porpora Marcasciano del Mit (Movimento Identità Transessuale), lo scorso ottobre, rimbalzata da una mailing list all'altra... Una e-mail che esprimeva disagio ma anche scandalo e denunciava il clima opprimente cresciuto nel nostro paese a causa delle continue prese di posizione oscurantiste delle gerarchie vaticane. Non solo, denunciava anche l'assordante silenzio dei partiti della sinistra italiana e l'inabissamento dei soggetti sociali interessati (movimenti di gay, lesbiche, trans, femministe...). Le risposte furono immediate: centinaia di e-mail che rivelavano un'atmosfera soffocante e al contempo il desiderio rinnovato di portare in piazza il proprio dissenso, come se una e-mail avesse dato parola a un sentimento diffuso e inespresso, avesse riattivato, dal basso, la voglia di fare politica su questi temi. Così è nata la mobilitazione Facciamo Breccia che ha immediatamente preso corpo in comitati locali, a Roma, Torino, Milano, Verona, Bologna e Firenze, pensati come luogo di elaborazione e di iniziativa in tema di laicità e autodeterminazione. Una mobilitazione in costante crescita, di cui per primi se ne sono fatti carico i movimenti che hanno l'elaborazione e la lotta per l'autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita alla base della propria esistenza - movimenti gay, lesbico e trans, movimento femminista -, ma che in breve ha visto aggiungersi altri soggetti sociali e politici nella consapevolezza di dover rispondere a un'offensiva sistematica, a un modello di società ridisegnato dalle destre e dalla chiesa. Ecco allora la presenza di centri sociali, di collettivi studenteschi, dell'Uaar, di comitati provinciali dell'Arci, di pezzi di partiti della sinistra e di altri contesti associazionistici. La riflessione di partenza è semplice: il Vaticano e la Cei di Ruini pongono richieste sempre più invadenti, la classe politica italiana - inclusa purtroppo, con poche eccezioni, la sinistra - rende omaggio. Intanto nel paese prelati, santi, messe cattoliche invadono la tv pubblica e ogni contesto collettivo, mentre sempre di più si rafforza un modello sociale maschilista, patriarcale, familista e soprattutto unico, incontrastato, escludente. L'adesione al diktat vaticano è divenuta ormai l'argomento su cui si centra il dibattito politico del paese, anche e soprattutto in previsione delle elezioni politiche. Facciamo Breccia individua alcuni punti centrali attraverso i quali l'oppressione esercitata dalla chiesa cattolica si esprime nel nostro paese. La piattaforma della manifestazione declina i temi della laicità e dell'autodeterminazione attraverso i diritti riproduttivi delle donne, e in particolare la difesa della 194 e l'opposizione alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, i diritti di gay, lesbiche e trans e la necessità di cessare ogni forma di discriminazione nei loro confronti, il riconoscimento dei Pacs, l'istruzione pubblica e laica, l'eliminazione dei privilegi economici del Vaticano (esenzione dall'Ici anche per gli immobili a uso lucrativo, l'otto per mille...), la richiesta di cancellazione del Concordato fra stato e chiesa. Sono solo alcuni punti che però vengono individuati come rappresentativi della più generale ingerenza della chiesa cattolica nello stato e, ancor più, nella vita e sui corpi dei/lle cittadini/e. Sebbene il nome ci riporti evidentemente alla breccia di Porta Pia, soltanto apparentemente potremmo collocare la lotta di Facciamo Breccia in un ambito di tipo liberale, di semplice distinzione fra stato e chiesa di memoria risorgimentale. Infatti il progetto reazionario delle destre e neotemporalista della gerarchia cattolica si intrecciano nel riproporre violentemente un familismo che è l'altra faccia della medaglia dell'annullamento dello stato sociale imposto dal neoliberismo. Le gerarchie della chiesa di Ratzinger-Ruini forniscono l'ossatura ideologica e il respiro spirituale a un sistema sociale che vede un rafforzamento di un modello unico di famiglia, l'asservimento della sessualità alla riproduzione, la cancellazione dei soggetti cosiddetti devianti. Non si tratta, a detta di Facciamo Breccia, di una vecchia forma di anticlericalismo, ma viene reputato "contraddittorio proclamarsi, seppur tiepidamente, d'accordo con istanze relative ai diritti individuali - delle donne, delle lesbiche,dei gay, ecc. - e poi cercare l'approvazione o almeno un dialogo con gente che vuol negare a chi non è conforme al modello il diritto a essere ciò che siamo e vogliamo essere. Confrontarsi politicamente con la gerarchia cattolica sembra oggi ineluttabile, ma la modalità di confronto, a questo punto, se si ha un progetto di società laica e libera, non può che partire da una posizione chiara e vertenziale. E infine, se è vero che la riflessione e la mobilitazione è partita da chi vive sulla propria pelle le scelte oscurantiste e reazionarie che oggi propongono le gerarchie ecclesiastiche, è altrettanto vero che l'opposizione a tali scelte, così come la proposta di una società più aperta e solidale con le differenze, sono sentimenti che si incrociano le esperienze di altre/i. Sappiamo che tutto ciò riguarda l'oppressione di molte e molti. Per questo invitiamo tutti e tutte a partecipare alla manifestazione dell'11 febbraio, augurandoci che tale momento di lotta sia il preludio di un agire comune di tutti i soggetti e le organizzazioni interessate.
*Azione gay e lesbica di Firenze
**Assessore alle politiche socialidel comune di Giugliano in Campania.
(Manifesto, Il del 02/02/2006)
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