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Edizione di Mercoledì 23 Maggio 2012
James Dean. Cinquant'anni di mito: 1955 - 2005
James Dean. Cinquant'anni di mito: 1955 - 2005
GALLERIA BABELE - Via San Nicolao, 10 - MILANO
Sabato 17 Settembre 2005
di La redazione di Gaynews
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di Giovanbattista Brambilla



Erano le 17.50 del 30 settembre 1955 quando la Porche dell'attore ventiquattrenne James Dean, diretto ad una gara automobilistica, si schiantò ad un incrocio nei pressi della desolata cittadina californiana di Paso Roble.

La leggenda narra che fosse un pilota spericolato, amante dell'alta velocità ed insensatezza.

Invece al momento dell'incidente andava moderatamente e aveva pure il diritto di precedenza.

Fu pura fatalità, all'epoca non esistevano cinture di sicurezza, poggiatesta o air-bag.

Ma dal quel giorno nulla fu più uguale, un culto tanto macabro, quanto spontaneo, iniziò a svilupparsi intorno alla sua immagine hollywoodiana.

Con soli tre film realizzati riuscì ad incarnare tutte le ansie, le paure e le ribellioni dei giovani suoi coetanei.

I teen-agers, furono la vera grande rivoluzione degli anni '50, la presa di coscienza d'una età intermedia, dai 14 ai 20 anni che fino ad allora non aveva avuto voce in capitolo, rimanendo massa indistinta ed inascoltata tra l'infanzia e l'età adulta.

I mass-media incominciarono a interessarsene, magari demonizzando come delinquenziale ed ingrata questa generazione che criticava apertamente l'ipocrisia, il perbenismo e il conformismo su cui si basava l' american way of life dei loro genitori. Soprattutto in materia sessuale.

Vennero, però, fagocitati ben presto nel sistema capitalistico.

Pure la loro rabbia divenne merce di moda: disordinato cibo da fast-food, marche di jeans e motociclette, dischi rock n'roll in classifica e senza poi dimenticare i film da drive-inn con ribelli ad-hoc in cui potessero identificarsi.

Una volta raggiunta la loro "rappresentazione", rivendicata la loro presenza sociale, i teen-agers non ebbero più niente per cui arrabbiarsi e a loro volta furono inglobati nella società, anche se incompresi o condannati.

Generazioni passarono ma il culto per James Dean restò inalterato, come un nume tutelare cui affidare nuove ansie anagrafiche, nuovi valori sociali e simboli di ribellione pop moderna.

Forse solo di recente il suo culto si è un po' impolverato, messo in ombra da altri angeli ribelli più recenti.

Magari anche perché le figure di solitarie "vittime perdenti" sono estranee al nuovo secolo cibernetico.

O forse perché ormai è già fin troppo assodata la responsabilità delle vecchie generazioni nella rovina del mondo.

Oppure perché gli U.S.A. non sono più grande esempio esportabile di bontà, generosità e Libertà tout-court. Neppure dal punto di vista della ribellione sessuale.

Senza poi dimenticare che è cambiato il pubblico delle sale cinematografiche e che ormai i grossi successi di cassetta americani sono rivolti ai bambini.

Comunque sia, quest'anno scade l'importante anniversario del mezzo secolo di culto dean-ageriano.

Per questo esporrò parte della mia collezione di cimeli che lo riguardano (manifesti cinematografici e vecchie copertine di riviste da tutto il mondo, fotografie rare, gadgets, libri e molto altro) presso la Libreria Babele di Milano (inaugurazione sabato 17 settembre alle ore 18,30, in mostra fino a domenica 2 ottobre, Via S.Nicolao 10, www.liberiababele.it).

Pezzo dopo pezzo, accumulati in più di vent'anni di ricerche al setaccio per documentare il culto e l'importanza mediatica di questo attore in ogni angolo del mondo.

Poster cinematografici, cartoline, copertine di riviste, libri, dischi (uno rarissimo, uscito nel 1956 con addirittura Dean che canta e suona un bongo durante una jazz session), francobolli, gadgets e altre memorabilia dedicate a James Dean.

Soprattutto verranno esposte delle fotografie, assolutamente inedite per l'Italia.

In pose provocatorie, da vero ribelle, affatto usuali per l'epoca. In una è addirittura fotografato a casa del suo agente, in gabinetto, mentre risponde al telefono con perfetta noncuranza.

Quando, da ragazzino nel 1975, adocchiai una foto di James Dean su un giornale mi sembrò molto fuori moda, pettinato in maniera ridicola e vestito strano.

Vidi poi un suo film ed impazzii letteralmente. Non mi riebbi più.

Nel frattempo erano tornati di moda gli anni '50: American Graffiti, Happy Days...

Poi la scomparsa di Elvis Presley diede nuovi impulsi alla nostalgia.

Dean lo elessi a fratello maggiore. Anno dopo anno, lo investii di significati sessuali ben diversi.

Finché, compiendo io stesso 24 anni mi sembrò di varcare una soglia inesplorata, un età che lui non era riuscito a superare.

Lui aveva rappresentato i problemi della gioventù sullo schermo, a noi spettatori toccò poi risolverli e superarli nella realtà.

Giorno per giorno.

Per quanto mi riguarda, oggi, rivedendo i film di James Dean scorgo solo un ragazzino buffo e tormentato verso il quale si può provare solo tenerezza.

Nei primi anni '80 il celebre cantante inglese Steven Morrissey, dei The Smiths, aveva dato nuovo impulso al culto di James Dean, dedicandogli anche un libro, e fondando tutta la sua poetica sul culto di quest'attore.

Non senza esplicite connotazioni d'omaggio amoroso gay.

Ed, in effetti, questa fu proprio l'ultima frontiera, privata e sino ad allora inesplorata, su cui andò ad ormeggiarsi definitivamente l'immagine di James Dean.

L'aspetto della sessualità gay di James Dean, quello vero non il "divo" (cioè il Dio) in cui fu trasfigurato dai fans adoranti, restò un lato censurato e rimosso a lungo.

Sebbene voci siano sempre circolate a tale proposito. Ufficializzate con l'uscita del pettegolo ed irriverente libro Hollywood Babilonia di Kenneth Anger (regista underground che dedicò il suo mitico film Skorpio Rising, sulle gang di teppisti gay, proprio a Dean già nel 1964).

Per non parlare dei particolari, via via rivelati nel corso degli anni, da importanti biografie scritte da Joe Hyams, Paul Alexander e Donald Spoto ( quest'ultima tradotta anche in italiano nel 1996).



Giovanbattista Brambilla











GALLERIA BABELE - Via San Nicolao, 10 - MILANO

Inaugurazione sabato 17 settembre alle ore 18,30, in mostra fino a domenica 2 ottobre www.liberiababele.it







Giovanbattista Brambilla: nato nel 1963 a Bergamo, fotografo. Collezionista.

Autore di una biografia su Marilyn Monroe pubblicata da Rizzoli Editore nel 1995, tradotta anche in U.S.A.. E' stato a lungo giornalista per Babilonia. Oggi scrive per Pride, dove ha anche la sua rubrica mensile Memoranda. Su Dagospia.com tiene la rubrica storico-gay Peccati & Peccatori. Suoi articoli appaiono regolarmente su Culturagay.it e Gay.it . Nel dicembre 2002 ha allestito una personale fotografica presso la Galleria Babele di Milano.

http://digilander.libero.it/gbbrambilla/

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